Pacato e gentile, voce bassa e aspetto distinto, Ibrahim Farhat, da circa due anni capo della potente tv libanese Al Manar, ci riceve in un hotel della capitale. La sua visita è una buona occasione per avere un punto di vista qualificato sulla situazione in quell’area del mondo sconvolta dalla brutale violenza dell’esercito di Daesh, il triste acronimo che sta per Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, equivalente dell’Isis, Islamic State of Iraq and Syria. Al Manar, infatti, una delle televisioni satellitari più seguite in Medioriente, osserva costantemente l’evoluzione delle vicende siriane.

Fondata nel 1991 dal Movimento politico sciita Hezbollah (Partito di Dio), Al Manar ha un ascolto medio nel Paese dei Cedri di circa 1 milione e mezzo di persone al giorno (su una popolazione di circa 5 milioni), “ma non abbiamo un censimento degli ascolti all’estero, dove però siamo molto seguiti. Prova ne è che Arabia Saudita e Egitto hanno recentemente oscurato i nostri satelliti per una precisa scelta di tipo politico”.

Vuole essere più chiaro?
“La nostra tv fa una informazione radicalmente schierata contro Daesh. Nel mondo arabo tutti i mezzi di informazione sono teoricamente schierati contro Daesh ma questo non significa, purtroppo, che non promuovano la sua ideologia. Comunque, il segnale arriva lo stesso, cioè riusciamo ugualmente a trasmettere”.

Al Manar segue molto da vicino l’evoluzione della crisi siriana, qual è l’effettivo controllo del territorio da parte di Isis?
“Guardi, le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti ma per fortuna le zone più popolate del Paese, in particolare quelle delle grandi città come Damasco e Aleppo, sono libere. Daesh ha occupato vaste aree desertiche”.

Come valuta il ruolo svolto dalla Russia?
“Cruciale. L’alleanza di Paesi organizzata dagli Stati Uniti non ha avuto successo, sono stati i caccia russi a bombardare i convogli di petrolio diretti verso le frontiere turche dove vengono venduti al mercato nero. Daesh può essere sconfitto se vengono chiusi i rubinetti dei suoi finanziamenti e da questo punto di vista la Russia ha avuto il ruolo principale”.

Farhat parla in molto essenziale, come fa chi è in prima linea e guarda al sodo, e non nasconde le difficoltà. Daesh non vincerà, lascia intendere, ma la lotta è ancora molto dura:
“Purtroppo l’Arabia Saudita è dietro l’ideologia wahabita a cui si rifà l’esercito dell’Isis, la sostiene, la propaganda. Il wahabismo non tollera niente e nessuno: non importa se sei musulmano, ebreo o cristiano, nega l’altro, non concepisce il dialogo. Per questo è un pericolo enorme. Culturalmente non possono vincere, i popoli del Medioriente resisteranno ma certo bisogna che i principali governi che li sostengono siano fermati”.

Diversi Paesi considerano Hezbollahn un’organizzazione terroristica. Qual è oggi lo stato dei vostri rapporti con l’Ue?
“Noi stiamo combattendo in Siria contro il terrorismo di Daesh, i nostri soldati sono lì, a difendere i nostri territori contro quella violenza cieca che ha colpito anche il Libano. Noi stiamo un punto di forza contro il terrorismo, un punto di equilibrio politico, mentre alcuni tentano di delegittimarci. Hezbollah responsabilmente difende i confini del nostro Paese, per questo non siamo simpatici ad alcune forze politiche. Ma i nostri rapporti con l’Unione non sono negativi, non siamo in nessuna lista nera, anche se molti, a cominciare dall’Inghilterra, vorrebbero condannare l’organizzazione militare di Hezbollah. Tuttavia è con quella che noi possiamo fermare il Daesh, nell’interesse di tutti, oltre che difendere la nostra sovranità”.

Bashar Al Assad ha un futuro politico?
“Io sono libanese! Il suo futuro lo deciderà il popolo siriano. Comunque, Assad ha già detto di essere disposto ad accettare una competizione elettorale con altri partiti sotto l’egida delle Nazioni Unite. Va detto che fin qui ha svolto un ruolo di resistenza enorme, o vogliamo mettere in discussione anche questo?”.

Non si parla più di Palestina, come vedete la situazione dal Paese che sin dal ’48 ha ospitato i rifugiati in fuga dalle loro terre (oggi più di un milione di profughi in Libano sono palestinesi)?
“Gli hanno negato uno Stato indipendente, sono stati venduti da altri Paesi arabi che fanno trattative con il loro sangue. E’ molto difficile”, fa una lunga pausa e le parole di Farhat prendono più forza: “Guardi, mi creda, è certa una cosa: il popolo palestinese è più forte di quel che sembra e noi continueremo a sostenerlo”.