Niente proroga Ue per l’uso glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo. I governi dei 28 stati membri dell’Unione Europea hanno bocciato la proposta della Commissione europea di rinnovare l’autorizzazione per un massimo di 18 mesi del principio attivo contenuto nell’erbicida Roundup della Monsanto e sospettato di essere cancerogeno. Sono mancati, i voti determinanti di Paesi come Italia, Francia e Germania, che insieme ad Austria, Grecia, Portogallo e Lussemburgo si sono astenuti. Malta è stato l’unico Paese a votare contro, mentre gli altri 20 si sono espressi a favore, totalizzando un magro 52,91% dei voti, insufficiente a dare il disco verde.

L’autorizzazione Ue per il glifosato era scaduta alla fine di giugno del 2012 ed è stata prorogata già due volte. La Commissione, dopo non essere riuscita a rinnovare l’autorizzazione per 15 anni, ha proposto un rinnovo parziale, per 12-18 mesi, cioè fino alla fine del 2017, quando è previsto che l’Echa (l’Agenzia europea per le sostanze chimiche) completi la valutazione degli effetti del glifosato sulla salute umana e l’ambiente.

I 28 hanno così scelto di non scegliere, passando la palla alla Commissione stessa. Secondo la procedura, infatti, l’esecutivo dell’Ue ora può ricorrere ad un comitato d’appello chiedendo una nuova votazione e, in caso di un ulteriore stallo, dare autonomamente luce verde alla sua proposta. Il punto è che questa non appare più una soluzione scontata. E nel caso in cui l’esecutivo Ue decida di non rinnovare il permesso per altri 18 mesi, gli Stati membri avranno un massimo di 6 mesi per esaurire le scorte ancora in vendita e un massimo di 18 mesi, in totale, per fare uso di quelle già acquistate. L’autorizzazione alla vendita del glifosato nell’Ue, però, scade a fine giugno.

In vista del voto sullo spinoso dossier del glifosato era arrivato, settimana scorsa, l’appello del commissario europeo alla Salute Vytenis Andriukaitis, che ricordava come l’esecutivo Ue “approva solo la sostanza, il principio attivo, ma poi gli Stati membri hanno la possibilità di bandirli e limitarne l’uso, non devono nascondersi dietro la decisione della Commissione europea”.

I governi, però, rimangono scettici sull’uso del controverso diserbante. E prima ancora che a livello politico, il nodo da sciogliere è a livello scientifico. Il glifosato è stato classificato prima come “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms, poi “probabilmente non cangerogeno” dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Per il “Comitato di esperti sui residui di pesticidi nei cibi e nell’ambiente” di Fao e Organizzazione mondiale della sanità, infine, è “improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l’uomo”.

“L’impasse europeo sul glifosato, che ha portato alla mancanza di una maggioranza qualificata e all’ennesimo rinvio di voto, è il risultato della mobilitazione di milioni di cittadini europei. In oltre due milioni, infatti hanno sottoscritto la petizione di Avaaz, contro il rinnovo, 153.000 solo in Italia”, commenta la coalizione StopGlifosato sottolineando il “successo dei cittadini e della coalizione che ci fa ben sperare per il voto finale”. “La decisione rinviata per l’ennesima volta indica la difficoltà a trovare una soluzione condivisa al problema del rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato”, ha detto la portavoce Maria Grazia Mammuccini. “La posizione dei ministri italiani dell’Agricoltura e dell’Ambiente – conclude la portavoce – ha consentito di mantenere salda la posizione dell’l’Italia. Ci auguriamo che questa posizione, se non una ancora più coraggiosa rimanga inalterata fino in fondo”.