Un piccolo miracolo Francesco Paolo Tronca lo ha fatto: è riuscito a mettere d’accordo seppur per un brevissimo frangente Cgil, Cisl e Uil. Il commissario prefettizio che governa Roma dalla caduta di Ignazio Marino aspira alla presidenza dell’Autorità Garante degli scioperi, dalla quale Roberto Alesse si è dimesso non più tardi di 20 giorni fa, e i vertici delle sigle sindacali hanno scritto alle massime autorità dello Stato per scongiurare l’eventualità. Una lettera firmata dai segretari nazionali delle tre principali organizzazioni – Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo – e inviata ai presidenti della Repubblica, Senato e Camera per sottolineare senza mai nominarlo che Tronca non ha i requisiti per guidare l’Authority.

Con il mandato in scadenza e rimasto a bocca asciutta dopo l’ultima tornata di nomine dei vertici degli apparati di sicurezza, dieci giorni fa l’ex prefetto di Milano ha chiesto al ministro Angelino Alfano, suo grande sponsor sulla strada verso Palazzo Senatorio, la presidenza dell’Authority. Di poltrone libere, in effetti, se ne vedono poche. Sfumata quella del capo della Polizia, andata al più giovane e lanciato collega Franco Gabrielli, e assegnata ad Alessandro Pansa quella del Dipartimento Informazione e Sicurezza, non restava altra possibilità per continuare a godere della luce dei riflettori: l’incarico dura 6 anni, il modo migliore per scavallare in scioltezza l’obbligo di andare in pensione nel 2017, al compimento dei 65 anni.

Il timore che serpeggia negli ambienti è che un commissario sotto la cui gestione a Roma è stato precettato uno sciopero su tre in un settore delicato come quello dei trasporti pubblici difficilmente potrebbe svolgere un ruolo di mediazione con le parti sociali come quello previsto per il Garante. Oltre a costituire una sorta di longa manus del governo ai vertici dell’Authority, centrale in termini di gestione del conflitto sociale. Così i sindacati hanno rivolto a Pietro Grasso, Laura Boldrini (che designano i nomi dei 5 membri della Commissione, che a loro volta eleggono il presidente) e Sergio Mattarella (che firma il decreto di nomina) un “’appello ad una valutazione attenta dei curricula posseduti dalle persone che dovrebbero rivestire il ruolo di Garanti”, si legge nella missiva datata “19 maggio 2016“, pochi giorni dopo la visita di Tronca al Viminale.

“L’art. 12 co. 2 della L. n. 146/1990, così come novellata dalla L. n. 83/2000”, scrive il fronte sindacale unito, prevede che i cinque membri della Commissione siano scelti “su designazione dei Presidente della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, tra esperti in materia di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali“. Tronca non viene mai nominato, ma il sottinteso è chiaro: il commissario (che è stato capo del Dipartimento nazionale dei Vigili del fuoco, prefetto di Brescia e che a capo della Prefettura di Milano – si legge sul curriculum pubblicato sul sito del Comune di Roma – “ha gestito tutte le procedure relative ai controlli antimafia riguardanti gli appalti pubblici delle opere essenziali e connesse all’evento Expo Milano 2015“) questi requisiti non li possiede, essendo laureato in giurisprudenza e in storia all’università di Pisa ed essendosi occupato “di rapporti sindacali e di mediazione sociale” ma non avendo un’esperienza specifica in merito.

“Per esperti – specificano ancora più chiaramente i sindacati – la norma intende evidentemente riferirsi a persone dotate di elevata qualificazione giuridica nel diritto costituzionale e nel diritto del lavoro e delle relazioni industriali, testimoniata dalla autorevolezza acquisita attraverso i curricula, comprensivi di studi e pubblicazioni apprezzati dalla comunità scientifica nazionale e internazionale, e pertanto in grado di gestire con sicura competenza la complessa mediazione dei conflitti industriali ove vengono in tensione valori e diritti fondamentali del nostro ordinamento giuridico”, continuano le sigle sottolineando l’esistenza di un “interesse qualificato a pretendere che i membri della Commissione siano dotati di effettiva credibilità come Garanti e che l’intero Collegio sia composto nel rigoroso rispetto dei requisiti di legge”.

La sabbia nella clessidra scorre veloce e la nomina è attesa a settimane, se non giorni. Il valzer delle poltrone potrebbe riservare, tuttavia, un altro giro per il commissario in scadenza: in ballo potrebbe presto tornare la poltrona di Luciana Lamorgese, capo di gabinetto di Alfano.