La notizia è passata sotto silenzio, eppure è clamorosa: le elezioni regionali lombarde del 2010 sono state azzerate dal Consiglio di Stato. A causa delle firme false con cui era stato presentato il listino di Roberto Formigoni. Restano validi gli atti politici e amministrativi, ma ora i radicali di Marco Cappato chiedono indietro i soldi a Formigoni e ai consiglieri di Forza Italia e Lega. Milioni di euro: le spese per la tornata elettorale, le indennità, le diarie, i vitalizi, le indennità di fine mandato, i rimborsi spese, i trattamenti di missione, le erogazioni per i gruppi consiliari, i rimborsi elettorali e, infine, il danno d’immagine subito dall’istituzione regionale, oltre alle spese legali sostenute dalla Regione per la difesa in giudizio.

Cappato, che con Lorenzo Lipparini denunciò Formigoni e i suoi per le firme false già prima delle elezioni del 2010, ora aspetta che la Corte di conti tiri le conseguenze economiche di quelle elezioni invalidate dal Consiglio di Stato nel 2015. “Noi l’avevamo detto un mese prima delle urne”, ricorda Cappato (oggi candidato sindaco a Milano), “che le liste erano state presentate in modo del tutto illegale. Un mucchio di firme erano state fatte dalla stessa mano. Non ci hanno ascoltato. Cinque anni dopo, la giustizia amministrativa ci ha dato ragione e così pure il tribunale penale, che nel 2014 ha condannato in primo grado 5 persone responsabili di aver presentato liste con firme false. Così oggi è ufficiale: 10 milioni di italiani, in Lombardia, hanno votato per elezioni dichiarate nulle a causa delle firme false. Adesso devono pagare”.

Molti politici, di destra e di sinistra, sostengono che i radicali si appassionano ai cavilli giuridici. “Non sono cavilli”, replica Cappato. “La politica è rispetto delle regole. La certezza del processo elettorale è la precondizione della democrazia. Le regole non vanno interpretate, vanno applicate con il massimo rigore. E devono valere per tutti. Formigoni ci disse più o meno: ‘Che cosa volete voi? Io ho preso il 60 per cento dei voti e voi radicali neanche uno’. Come il Marchese del Grillo: ‘Io sono io e voi…’. Ma le regole devono essere uguali per tutti, devono valere anche per il più potente”. Senza guardare se chi non rispetta le regole è di destra o di sinistra. “Certo, noi Radicali abbiamo chiesto il rispetto delle regole da parte della destra in Regione, ma anche della sinistra in Comune, a proposito dell’ineleggibilità di Giuseppe Sala”.

Nell’esposto-denuncia alla Procura della Corte dei conti, Cappato e Lipparini chiedono anche la restituzione delle spese legali sostenute dalla Regione nelle cause amministrative e civili contro i loro ricorsi. “Sì, perché Formigoni ha fatto pagare la Regione, ma si difendeva come candidato, non come presidente, dunque non poteva farlo a spese dell’istituzione”.