Donald Trump ha sottratto 50 milioni di dollari al fisco statunitense. E’ il risultato di un’inchiesta lunga tre mesi condotta dal quotidiano britannico The Telegraph, secondo cui il candidato in pectore del Partito repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti ha apposto la sua firma su un accordo commerciale ideato per frodare l’Internal Revenue Service. Il quotidiano scrive di essere entrato in possesso di documenti che dimostrerebbero la “frode” fiscale. Trump si è finora sottratto alla consuetudine in base alla quale i candidati alla Casa Bianca rendono pubbliche le loro dichiarazioni dei redditi.

I fatti risalgono al 2007. In quell’anno, Trump approvò un investimento di 50 milioni di dollari che, secondo il Telegraph, venne successivamente mascherato da “prestito“. In questo modo, sostengono gli esperti interpellati dal giornale, furono sottratti al fisco ingenti capitali. Inoltre, i documenti firmati da Trump contenevano varie “bandiere rosse”, vale a dire indicazioni della irregolarità dell’accordo che il miliardario stava sottoscrivendo. Nonostante questo, Trump procedette con la firma.

Le accuse sono incentrate sulla partnership tra Trump e il Bayrock Group, l’azienda immobiliare che all’epoca stava costruendo a New York il lussuoso grattacielo Trump SoHo e altri due progetti per i quali il miliardario aveva concesso l’uso del suo nome. Nel 2007, il Bayrok Group concluse un accordo con un’azienda islandese la FL Group, che aveva acconsentito ad un investimento di 50 milioni di dollari in quattro consociate di Bayrock. Successivamente, l’accordo venne ri-etichettato come “prestito”.

A New York la vendita di una quota di partecipazione in una società comporta da parte dei soci il pagamento di oltre il 40% di tasse sui “guadagni”, in base all’aliquota fiscale massima. Ma se l’investimento viene registrato come un prestito, il pagamento non è dovuto. Alcuni ex dipendenti di Bayrock che hanno intentato causa contro l’azienda sostengono che l’accordo era stato strutturato in maniera fraudolenta, in modo da evadere circa 20 milioni di tasse, attraverso la vendita mascherata di partecipazioni. Gli ex dipendenti sostengono inoltre che i partecipanti all’accordo mascherarono la vendita sotto forma di prestito, per evitare il pagamento di circa 80 milioni di tasse dovuti in base alle stime sui profitti futuri derivanti dall’investimento immobiliare.

Il Telegraph ha ottenuto le copie delle lettere che Trump firmò sia per la versione originale dell’accordo che per quella successivamente modificata come prestito. I documenti sono stati inviati in copia a Trump e ai suoi avvocati, per consentire loro il diritto di replica. Alan Garten, il legale di Trump, ha risposto sostenendo che il miliardario newyorchese “non ha avuto nulla a che fare con quella transazione” e firmando le lettere si limitò a riconoscere l’accordo in veste di “socio accomandante“. Trump, ha sottolineato l’avvocato, “non stava approvando l’accordo”.

Tuttavia, insiste il Telegraph, le copie del contratto finale rivelano che l’accordo richiedeva invece l’approvazione di Trump, che con il 15% di partecipazione nel Trump SoHo era in realtà uno dei soci principali negli investimenti condotti da Bayrock. Si è trattato, insomma, ribadiscono gli esperti interpellati dal quotidiano britannico, di un investimento azionario mascherato da prestito. Questo, per evitare il pagamento delle tasse sui profitti attesi dall’FL Group, che poi nel 2008 andò incontro al fallimento a seguito della crisi delle banche islandesi.