“Non è nostro compito dire come devono intervenire i magistrati con le sentenze. Siamo noi a chiedere con la legge ai giudici di svolgere la loro attività interpretativa, che non è comprimibile”. Essendo al centro l’interesse del minore, “la legge chiede ai magistrati di apprezzare il caso concreto”. È la riflessione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha risposto ad alcune domande sulla legge sulle adozioni davanti alla Commissione Giustizia. Alcuni dei quesiti riguardavano anche la stepchild adoption. Tema di scontro, ieri, tra la senatrice Pd Cirinnà e il ministro Costa.  “Non c’è una ricetta che possa valere una volte per tutte”, “non ci può essere una definizione a priori soprattutto perché al centro c’è l’interesse del minore e la continuità affettiva” afferma Orlando.

Il ministro poi ha reso noto una serie di dati. Per quanto riguarda le adozioni internazionali nel primo semestre del 2015 i relativi procedimenti definiti sono stati 3.189, a fronte degli 8.540 del 2012, dei 7.421 del 2013 e dei 6.739 del 2014. “Il calo registrato per il nostro Paese si riscontra anche nel panorama internazionale. Il Brasile, ad esempio, è passato da 543 minori concessi in adozione all’estero nel 2006, a 238 nel 2013; la Cina, da 14.434 a 2.931 minori adottati nel 2013; l’India da 1.076 minori adottati nel 2003 a 363 minori adottati nel 2012; la Federazione Russa da 9.472 minori nel 2004 a 2483 minori adottati nel 2012″. Quanto ai Paesi di accoglienza, esemplare il caso degli Stati Uniti: “Sono entrati, nel 2015, 6.408 bambini adottati con adozione internazionale, mentre, nel 2005, le adozioni internazionali degli Stati Uniti riguardarono 22.508 bambini: un crollo di oltre il 70%”. Attualmente l’Italia, ha segnalato il ministro, è comunque il Paese al secondo posto al mondo per numero di accoglienze di bambini attraverso l’adozione internazionale, superato solo dagli Stati Uniti d’America.

Allo stato, invece, sono trecento i minori adottabili in Italia ma che nessuno ha adottato. Orlando ha parlato di una “significativa flessione” negli ultimi anni delle domande complessive di disponibilità all’adozione da parte delle coppie di aspiranti genitori, “a fronte di un numero complessivo tendenzialmente costante di minori adottabili”. Quanto al fenomeno specifico di quei 300 minori, che non sono stati adottati, pur essendoci le condizioni per farlo, dietro ci sono motivazioni “di particolare delicatezza: spesso, si è di fronte a condizioni di salute (fisica o psichica) particolarmente difficili e legate a patologie irreversibili; in numerosi casi, si tratta di ragazzi in piena fase adolescenziale, talvolta già oltre i 15/16 anni, tra i quali non pochi stranieri non accompagnati, tutti dichiaratamente refrattari all’accettazione di una famiglia adottiva e legati ad un ricordo strutturato ed intenso del vissuto biologico, cui si accompagna il desiderio di un ritorno al contesto di appartenenza con il quale, in ogni modo, intendono rimanere in contatto”. In ogni caso, “tutti i minori non collocati in adozione sono sistemati in famiglie affidatarie o in case famiglia” assicura il ministro.

Tutti questi dati saranno presto raccolti in maniera uniforme. “Da quando ci siamo insediati abbiamo lavorato alacremente e mi sento di poter dire che entro settembre di quest’anno avremo un sistema completo di raccolta dei dati“. Orlando spiega che lo scopo della banca dati delle adozioni “è proprio quella di consentire il più rapido e miglior abbinamento tra il minore dichiarato adottabile e la coppia che ha espresso la disponibilità all’adozione, attraverso la circolazione delle informazioni fra tutti gli Uffici giudiziari minorili del Paese, garantendo l’accesso degli interessati all’anagrafe solo attraverso gli Uffici giudiziari, nel rispetto della normativa sulla privacy“.