Un incarico assegnato per anni senza gare d’appalto, con costi più alti per la città. Con questa accusa sulle spalle, il prossimo 12 ottobre, il sindaco Pd di Terni Leopoldo Di Girolamo e altre 19 persone sono chiamati a presentarsi in tribunale, dove il giudice per l’udienza preliminare Maurizio Santoloci deciderà se processarli o no. Su di loro pesa la richiesta di rinvio a giudizio del sostituto procuratore Raffaele Iannella, pm che ha indagato l’attuale giunta comunale, quella precedente e tre dirigenti del settore ambiente di turbativa d’asta.

Secondo quanto si apprende dai giornali locali, il Comune avrebbe dovuto bandire delle gare d’appalto per il trattamento del liquido percolato prodotto da una discarica comunale di rifiuti solidi urbani posta all’interno della discarica della Thyssenkrupp – Acciai speciali Terni a Vocabolo Valle, una struttura già al centro di alcuni processi per inquinamento. Anziché assegnare il compito al migliore offerente, secondo l’accusa, il servizio è stato frazionato in incarichi minori. Ogni incarico aveva un importo inferiore alle soglie oltre alle quali bisogna bandire una gara d’appalto aperta a più imprese e così, invece, veniva assegnato direttamente a una sola azienda, ma per un costo totale più elevato per l’amministrazione cittadina. Il sistema, secondo le ipotesi investigative, è stato predisposto dai dirigenti comunali e poi avallato dal voto della giunta guidata da Di Girolamo. Per fare questi affidamenti, però, c’era un requisito da rispettare: le spese devono essere impreviste, mentre – sostiene il pm – il trattamento del percolato poteva essere programmato con molto anticipo, obbligando l’amministrazione a fare delle gare d’appalto.

Che qualcosa non fosse perfetto nella gestione di questa pratica, però, era noto anche agli uffici comunali. Nelle ultime relazioni dei responsabili dell’anticorruzione del Comune di Terni si legge che nel 2014 era sorta “la domanda sul perché, negli ultimi anni, si fosse proceduto ad affrontare rilevanti spese per affidare a terzi il trasporto del percolato, quando per la realizzazione dell’opera occorreva un importo certo non rilevantissimo”. Così nel marzo 2015 sono partite due segnalazioni firmate dallo stesso Di Girolamo, una verso la procura e l’altra verso la Corte dei conti. Da questa denuncia sarebbe nata l’indagine della Guardia di finanza che ora coinvolge politici e dirigenti ternani.

Di Girolamo, però, venerdì è tornato a difendere le sue decisioni così come aveva fatto a febbraio, quando aveva ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini. “Pensiamo di avere agito nell’interesse pubblico, garantendo un servizio importante che altrimenti avrebbe comportato un problema ambientale – ha dichiarato il sindaco – Non abbiamo favorito alcuna ditta visto che gli appalti sono stati affidati a diverse società”. Chiedono le sue dimissioni gli eletti del Movimento 5 Stelle, che da tempo conduce una battaglia ambientalista sulla discarica della Ast: “Pochi anni fa con alcune centinaia di migliaia di euro avremmo realizzato un impianto di trattamento più utile ed economico – spiega Andrea Liberati, consigliere regionale del Movimento che insieme ai consiglieri comunali -. Le dimissioni del sindaco oggi rappresentano un gesto obbligato, perché si appresta ad andare sotto processo per presunti gravi reati contro la Pubblica amministrazione. In tali condizioni la sua permanenza sullo scranno di primo cittadino striderebbe sia col ruolo ricoperto sia con la naturale serenità con cui egli dovrebbe svolgere le sue funzioni”.