Per l’India la liberazione era una richiesta inammissibile, per l’Italia la detenzione una lesione dei diritti. Il Tribunale dell’Aja ha accolto la richiesta dell’Italia e deciso che il fuciliere di Marina Salvatore Girone farà rientro a casa fino alla conclusione del procedimento arbitrale, avviato dal governo il 26 giugno 2015. Una notizia “straordinaria” per Matteo Renzi, e che è stata accolta da “grande soddisfazione” da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il governo, fa sapere in una nota la Farnesina, “conta su un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia”, anche se specifica che quanto stabilito dalla Corte internazionale “non influisce sul prosieguo del procedimento arbitrale, che dovrà definire se spetti all’Italia o all’India la giurisdizione sul caso della Enrica Lexie“.

Ora i due paesi dovranno concordare le condizioni del rientro del militare. L’India ha voluto puntualizzare che il Tribunale dell’Aja ha “riconosciuto le posizioni coerenti e gli argomenti chiave espressi dal governo indiano” e che, in sintesi, l’ultima parola spetta ancora a New Delhi. In una nota ufficiale in otto punti, il ministero degli Esteri indiano ha infatti riferito che “il Tribunale arbitrale ha stabilito all’unanimità che Italia e India chiedano alla Corte Suprema una modifica delle condizioni cautelari di Girone, affinché possa tornare in Italia”, pur “rimanendo sotto l’autorità” dell’Alta Corte indiana. Il Tribunale ha inoltre lasciato alla stessa Corte “il potere di stabilire le condizioni precise” per il rientro. Queste potrebbero includere – prosegue il comunicato indiano – l’obbligo di firma presso un’autorità in Italia designata sempre dalla Corte Suprema indiana, la consegna del passaporto alle autorità italiane e il divieto di lasciare il Paese senza permesso dello stesso organismo giudiziario indiano. L’Italia dovrebbe inoltre riferire ogni tre mesi alla Corte Suprema sulla situazione del marò”.

Matteo Renzi, in conferenza stampa a Firenze con il premier giapponese Shinzo Abe, ha parlato di “passo avanti davvero significativo al quale abbiamo lavorato con grande dedizione e determinazione”, e ha colto l’occasione per inviare “un messaggio di amicizia e collaborazione al grande popolo indiano e al primo ministro indiano” Narendra Modi. “Siamo sempre pronti a collaborare”, ha aggiunto. Il presidente della Camera Laura Boldrini, pur ricordando che si tratta di “una notizia che aspettavamo da tempo”, si dice “particolarmente contenta anche per le famiglie, visto che da tempo vivono uno stato di ansia rispetto a questa lontananza”. E all’Ansa Michele Girone, padre del fuciliere, ha detto: “Se la notizia è vera sono strafelice. E’ una notizia meravigliosa. Adesso devo sentire mio figlio e mia nuora per accertare se è vera”.

La discussione al Tribunale dell’Aja era iniziata lo scorso 30 marzo e l’India aveva accusato l’Italia di ostruzionismo. In realtà, i tempi previsti per il rientro di Girone dovrebbero essere brevi e sono tutte legate al disbrigo delle pratiche burocratiche relative al militare italiano, da oltre quattro anni trattenuto in India perché accusato, insieme al fuciliere Massimiliano Latorre, di aver ucciso due pescatori scambiandoli per pirati nel febbraio del 2012. A differenza di GironeLatorre si trova in Italia dal settembre 2014 grazie a un permesso per motivi di salute e ad aprile la Corte suprema di New Delhi ha deciso di estendere la sua permanenza in Italia fino al 30 settembre del 2016.

La nota della Farnesina – “Il governo – scrive in una nota la Farnesina – ha lavorato per sottoporre l’intera vicenda all’arbitrato internazionale e, in questo quadro, riportare a casa i due Fucilieri di Marina. L’ordinanza annunciata apre la strada a questo risultato. Si tratta quindi di una buona notizia per i due Fucilieri, le loro famiglie e per le ragioni sostenute dal Governo e dai nostri legali. Il Governo conta su un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia”, prosegue il messaggio del ministero degli Esteri.

“La decisione del Tribunale de L’Aja – prosegue – recepisce le considerazioni legali e di ordine umanitario derivanti dalla permanenza di Girone in India da oltre quattro anni e che avrebbe potuto prolungarsi per altri due o tre anni, tenuto conto della prevista durata del procedimento arbitrale. Il Governo – sottolinea la Farnesina – avvierà immediatamente le consultazioni con l’India affinché siano in breve tempo definite e concordate le condizioni per dare seguito alla decisione del Tribunale arbitrale. Il Governo sottolinea che la decisione odierna del Tribunale relativa alle misure richieste dall’Italia in favore del Sergente Girone non influisce sul prosieguo del procedimento arbitrale, che dovrà definire se spetti all’Italia o all’India la giurisdizione sul caso della Enrica Lexie“, conclude la Farnesina.