Da Alessandria a Pompei. Dal G8 della Maddalena al palazzo della legalità di Santa Maria Capua Vetere. In ogni inchiesta che negli ultimi dieci anni ha interessato infrastrutture e appalti pubblici una società compare quasi sempre: Lande srl. Figura nelle carte della Cricca dei lavori per i 150 anni dell’Unità d’Italia, dell’Alta velocità tra Liguria e Piemonte, degli scavi di Pompei, in quelle più recenti di Potenza e, infine, nel fascicolo che due giorni fa ha travolto il presidente del Pd campano Stefano Graziano, indagato per concorso esterno in associazione camorristica per legami con il clan guidato dal boss Michele Zagaria.

La società Lande, con sede legale a Napoli, fino al luglio 2015 è stata amministrata da Marco Cascella. Poi si è trasformata in Spa e Cascella è stato allontanato proprio a seguito dell’inchiesta denominata Medea relativa agli scavi di Pompei. I reati ipotizzati? Corruzione e turbativa d’asta aggravata dal metodo camorristico. Secondo l’accusa anche in quel caso veniva favorito il clan Zagaria. Dopo quasi un anno la situazione si è ripetuta a Santa Maria Capua Vetere, martedì scorso. Lande, va detto, ha appalti ovunque in Italia. Oltre a quelli relativi al Grande Progetto Pompei, si è aggiudicata anche il taglio degli alberi sulla linea Metro 4 di Milano, Villa Adriana a Tivoli, il Bosco di Capodimonte, l’ex-Villa Borbonica di Portici, il Mattatoio di Roma.

E molto altro. Dal recupero archeologico alla realizzazione di opere ex novo fino alle bonifiche, come Porto Marghera a Venezia. A Lande è stato affidato anche il monitoraggio ambientale per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Una capillarità, quella della Lande, che non è sfuggita al Movimento 5 Stelle. I parlamentari pentastellati nell’ottobre 2015, subito dopo il secondo filone d’inchiesta relativo a Pompei, intervennero in aula e chiesero risposte al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Il titolare del Mibac nel corso del question time il 7 ottobre però farfugliò qualche parola e minimizzò sul ruolo di Cascella e della Lande nelle opere pubbliche, spingendosi ad affermare che la società rispettava i protocolli di legalità. Il question time era incentrato sull’inchiesta relativa a Pompei e venne chiesto dai 5 Stelle.

Il ministro spiegò che “il governo ha fatto e continua a fare regolarmente tutti i necessari controlli sulla regolarità degli appalti e dell’affidamento delle gare con procedure rigorose e filtri”, disse fra l’altro in aula Franceschini difendendo Lande. Al termine dell’intervento del ministro, prese la parola il deputato grillino, Luigi Gallo: “Ci sta dicendo che, nonostante un’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta aggravata dal metodo camorristico, perché si favorisce il clan Zagaria dei Casalesi, non intende attivare alcun nucleo ispettivo per verificare gli altri importanti appalti vinti dalla società. A questo punto, non ci rimane che farle una promessa: se la società Lande dovesse essere coinvolta in nuovi scandali, lei sarebbe politicamente responsabile di non aver mosso un solo dito e saremmo costretti a chiedere le sue dimissioni”. Intervento piuttosto profetico visto quanto accaduto due giorni fa e il nuovo coinvolgimento di Lande.

L’inchiesta di Napoli, che martedì ha travolto il Pd campano e portato in carcere nove persone tra cui Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, ha riacceso l’attenzione sulla società. Secondo le accuse, infatti, l’esponente dem Graziano sarebbe intervenuto per sbloccare un finanziamento europeo per un appalto di due milioni di euro di cui ha beneficiato anche Lande. Cascella avrebbe pagato mazzette per poter far parte dei lavori. L’opera in questione è relativa a Palazzo Teti, un immobile confiscato al padre del sindaco di Capua Vetere. Secondo la Direzione distrettuale antimafia la gara sarebbe stata vinta da un raggruppamento di imprese vicine al clan Zagaria. Tra cui la società Lande, per la seconda volta indicata come affiliata alla famiglia camorristica.

da Il Fatto Quotidiano del 28 aprile 2016