“Sono abbastanza sereno che la tematica del flottante non ci sarà e la banca avrà altissime probabilità o la quasi certezza di essere quotata”. Parola di Francesco Iorio, amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza, il cui approdo a Piazza Affari, in realtà, è tutt’altro che sicuro visto quel che emerge dal prospetto informativo. Il documento evidenza tra l’altro come sotto il profilo della liquidità la situazione sia drammatica e clienti e soci abbiano presentano 4.752 reclami per una richiesta complessiva di risarcimenti pari a 1 miliardo di euro. Iorio, a Milano per la presentazione dell’aumento di capitale e dell’ipo della banca vicentina, ha anche sostenuto che mettere a segno l’aumento di capitale a 0,10 euro ad azione, minimo della forchetta proposta dal consiglio di amministrazione, sarebbe un “ottimo risultato” perché la banca verrebbe valutata “0,38 volte il patrimonio netto tangibile, più di istituti come Carige, Mps, Creval e vicino a una banca solida come Ubi Banca“.

I 10 centesimi, “che uno può considerare una sciocchezza, sono un numerone, visto l’andamento del sistema”, ha detto il manager. Aggiungendo che i vertici hanno “già avuto un feedback da questo punto di vista e “al mercato la banca piace, la storia piace”. Se l’operazione fossa stata fatta a settembre scorso i multipli “sarebbero stati diversi” e sarebbe stato più semplice collocare le azioni, ha aggiunto, perché “in questi mesi tutto il sistema bancario italiano si è depresso per il rischio bail in, per il prezzamento degli npl (crediti deteriorati, ndr)”. Nonostante questo, appunto, per Iorio sarà un successo. Di conseguenza “io investirò nell’aumento di capitale”, ha garantito. Dopo l’aumento, la banca “diventerà un oggetto contendibile che può fare due cose: cercare un’aggregazione dimensionale paritetica, con una contendibilità che si può far valere in termini di peso politico, oppure cercare una valorizzazione del suo potenziale inespresso“. La cosa più importante “è che si riesca a fare le cose in una logica industriale, perché il territorio ne sia beneficiario e non in una logica localistica”.

Quanto all’intervento del fondo Atlante, che nel caso l’approdo in Borsa non vada a buon fine diventerà di fatto socio unico della banca, Iorio ha detto che “per noi non è nulla, è la controparte di Unicredit, noi non li percepiamo come azionisti e per quanto riguarda la governance si vedrà: se sarà una governance impostata al ritorno di valore sarà un bene, altrimenti faremo un po’ fatica”. “La mia sensazione è che Atlante, avendo il fine di una redditività dei propri investimenti, in linea di principio sarà un attento analista di quelle che saranno le strategie della banca”, ha precisato poi.

A chi gli chiedeva dei reclami, che potrebbero dissuadere il mercato a investire, Iorio ha risposto che il miliardo di euro complessivo chiesto dai soci è stato “in gran parte già spesato” e che l’aumento da dicembre a oggi ammonterebbe in realtà a “150 milioni di euro scarsi”. Quanto al calo dei depositi registrato dalla banca, “abbiamo avuto una fuoriuscita attorno alle due assemblee di marzo perché mediaticamente c’è stato il tema del bail-in”: “I clienti non sono scappati per la disaffezione ma per la paura di essere ‘bailinati‘ e come dargli torto”.

Nessun mea culpa sulla mancata presa di posizione in assemblea rispetto all’azione di responsabilità contro Gianni Zonin e gli altri componenti del precedente cda che ha affossato la banca: “Non ritenevo opportuna l’espressione di un giudizio in sede assembleare, né come a.d né come socio”, ha spiegato il banchiere. “Noi abbiamo preso atto della volontà di alcuni soci di promuovere l’azione di responsabilità e l’abbiamo ritenuta ammissibile. Dare l’interpretazione di quello che è accaduto è un giudizio soggettivo“. Zonin “dovrebbe dimettersi dalla Fondazione Roi“, di cui è ancora presidente, ha ammesso, ma “non lo vedo da tempo” per cui non gliel’ho chiesto, ha detto. La Popolare di Vicenza esprime la maggioranza del consiglio della Fondazione, incluso il presidente. Durante la presidenza di Zonin la Fondazione ha concentrato gran parte del patrimonio lasciato dal marchese mecenate Giuseppe Roi nella azioni della Popolare, di fatto annientando il patrimonio dell’ente.