Il M5s è stata la forza politica che ha portato più gente a votare al referendum sulle trivelle, ma almeno metà dell’elettorato dei Cinquestelle non si è presentato al seggio. Lo stesso è accaduto per due terzi degli elettori che si definiscono di “sinistra“. Tre elettori del Pd su 4 hanno dato retta a Renzi e hanno disertato i seggi. Ma se si sommano il non voto all’area del no (che tra i democratici era rappresentata da personalità come Bersani e Prodi) chi ha seguito Michele Emiliano nella battaglia No Triv è stato un solo simpatizzante Pd su 5. Sono gli aspetti principali dell’analisi del voto effettuata da diversi istituti di sondaggio pubblicata su Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero. In tutti i casi la premessa è che si tratta di rilevazioni fatte fino ai giorni immediatamente precedenti al voto del 17 aprile, anche perché un’elaborazione di veri e propri flussi di voto non è possibile nel caso di un referendum. Di contro c’è che sono rilevazioni sufficientemente attendibili perché hanno basi solide nel numero di intervistati.

Da una parte la “Santa Alleanza” contro Renzi non ha sfondato e anzi è stata quasi snobbata dagli elettori dei presunti punti di forza del sì al referendum: la sinistra, la sinistra del Pd, la Lega Nord e in parte il Movimento Cinque Stelle. Dall’altra c’è una parte dell’elettorato del Pd (all’incirca un quarto) che non ha seguito l’indicazione di voto di Matteo Renzi. Una delle curiosità – tra le altre – è che il referendum, secondo Swg, ha richiamato il 16 per cento di chi non vota più per principio alle Politiche e un terzo di chi si dice indeciso su chi votare.

Nel sondaggio di Ipsos per il Corriere della Sera, per esempio, sono state intervistate circa 9mila persone dal 21 marzo al 7 aprile. Gli elettori dei partiti della maggioranza che sostiene il governo Renzi si sono mossi nello stesso modo: sia tra coloro che si definiscono del Pd sia tra quelli che oggi voterebbero Area Popolare la quota di elettori al referendum è stata del 23 per cento. Analogo il comportamento degli elettori di Forza Italia (ha deciso di votare il 29 per cento) e della Lega Nord (30), nonostante l’invito al voto del segretario del Carroccio Matteo Salvini. Modesta la partecipazione – 36 per cento – anche tra chi si dice “di sinistra” (non è stata data una connotazione politica nel sondaggio Ipsos) dove sulla carta si dovrebbero trovare maggiormente le sensibilità ambientaliste. Chi ha portato più elettori alle urne è stato il M5s, ma meno della metà: il 49 per cento.

Nella rilevazione dell’istituto guidato da Nando Pagnoncelli è interessante vedere che – a dispetto di quello che ha dichiarato il presidente del Consiglio nell’intervento subito dopo la chiusura dei seggi – chi si è informato solo con la tv, è stato più volentieri lontano dai seggi (72 per cento di astensionismo). Tra coloro che invece hanno usato internet come fonte di informazione per capire di più della consultazione sulle trivelle, la quota del non voto si abbassa al 66.

demos repubblicaStesse tendenze, anche se con cifre differenti quelle dei dati di Demos per Repubblica. Qui gli intervistati sono circa mille. Secondo l’istituto diretto da Ilvo Diamanti ha votato il 46 per cento di chi si dichiara elettore del M5s. Leggermente più bassa (44) l’affluenza tra chi voterebbe l’area di sinistra (Sel, Sinistra Italiana e gli altri partiti al lato del Partito democratico). Alle urne è andato un terzo degli elettori dei Fratelli d’Italia, mentre ancora una volta è simile la partecipazione al voto tra i votanti di Pd, Forza Italia e Lega (rispettivamente 27, 26 e 28 per cento). Tuttavia Diamanti su Repubblica mette in luce un aspetto, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: “Lascia perplessi la traduzione direttamente politica e ‘personale’ che viene data al risultato del referendum. Non da una parte sola, peraltro. Perché Renzi e, in modo ancora più esplicito, i ‘renziani’ hanno rovesciato, a proprio favore, questa impostazione. Con l’effetto, francamente paradossale, di trasformare l’astensione in consenso. Traducendo il dato della non partecipazione in una misura del sostegno al governo e al premier”. Il sociologo la definisce una “deriva del dibattito politico” perché “riassume la nostra vita politica in un lungo referendum pro o contro Renzi”. Tutto questo, “con il contributo attivo del fronte anti-renziano” porterebbe sempre di più verso un “governo personale” del presidente del Consiglio, trasformando il nostro sistema attuale in un “premierato preterintenzionale“.

Altri spunti, infine, dal sondaggio di Swg per il Messaggero. La tendenza sulla partecipazione al voto il messaggero swgdegli elettori dei vari partiti è simile a Ipsos e Demos: alle urne è andato il 41 per cento dei votanti M5s, il 33 per cento di quelli di Forza Italia, il 30 per cento di quelli che dichiarano di votare Pd, il 26 dei leghisti. Come detto tra chi si è presentato alle urne è stato anche un terzo di quelli che sono indecisi (cioè non saprebbero oggi che partito scegliere) e il 16 per cento dei non votanti “cronici” alle elezioni vere e proprie. L’ultimo dato interessante è quello delle fasce d’età. Più l’elettore è anziano e più si è abbassata la quota di partecipazione: dal 41 per cento degli studenti al 37 di coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni.