Il commissario del Comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, sfratta associazioni e onlus dagli immobili comunali. Sotto la scure capitolina finiscono importanti realtà che operano a Roma da decenni. E’ l’effetto scandalo affittopoli. Sono già arrivate le lettere di avviso sgombero. E’ Dina, malata di Sla, a spiegarci l’importanza di un’associazione come ‘Viva la vita onlus’ che si occupa di malati di Sla. “Domani sarò in piazza Campidoglio a manifestare. Così fai un calderone, non puoi accomunare un’associazione non profit con chi c’ha speculato e paga due lire a via Margutta. E’ una vergogna, Tronca ci ripensi” è il suo appello. “Mi fornisce cure gratis a casa, presidi medici costosi, trasporto, consulenza, chi fa queste cose? – racconta ancora Dina nella sua casa a Bracciano -. Io e mio marito, un esodato della legge Fornero, abbiamo soltanto la mia pensione d’invalidità di settecento euro, abbandonati dallo stato, ‘Viva la vita’ c’è stata vicino. Non può finire tutto, a chi conviene? Poi questa malattia è bastarda, è come una camicia di forza, la mente è vigile ma il tuo corpo ti abbandona”. Il palazzo, in cui ha sede l’associazione, a via Sabotino, è fatiscente a parte il secondo piano ristrutturato con i soldi delle donazioni. “Abbiamo speso 60 mila euro, mai avuto un soldo dalle istituzioni. Sono venuti per intimarci lo sgombero, ho ottenuto trenta giorni e poi dovremmo lasciare il locale che equivale a far cessare l’attività e non posso proprio permetterlo – spiega il presidente Mauro Pichezzi – non vorrei portare i malati in piazza e come cedere alla disperazione, ma se facciamo quello che facciamo è perché serve e la sanità non ci pensa”. Nella stessa situazione c’è anche il Grande Cocomero a San Lorenzo che collabora con il reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico Umberto I e si occupa di terapia riabilitativa per bambini e adolescenti con patologie gravi. La scure si abbatte anche su ‘A Roma, insieme’, associazione che da 22 anni si prende cura dei figli delle donne detenute nel carcere di Rebibbia. A queste associazioni di volontariato si chiedono addirittura gli arretrati, al Grande Cocomero un’ammontare di 112 mila euro. “Abbiamo sempre pagato i bollettini, circa 300 euro al mese, chiesto negli anni un contratto regolare, invece in base al valore di mercato dell’immobile, 1250 euro, il comune ci chiede il mancato introito degli ultimi tre anni di concessione, ci risulta una morosità di 27 mila euro, ma non applica lo sconto dell’80%, l’agevolazione dovuta a chi fa un servizio sociale” spiega Giovanni Giustiniani di ‘A Roma, insieme. “Non possono non sapere chi siamo, il comune paga ogni anno l’Atac per fornirci il pulmino con cui tutti i sabato portiamo in gita i bambini del nido di Rebibbia” prosegue. “Se tutte queste situazioni sono irregolari la colpa è anche del padrone di casa, il comune è responsabile, non ha saputo gestire il proprio patrimonio immobiliare” replica Lorenzo Manni, volontario del Grande Cocomero. “Fanno porcate e pretendono di avere un’immagine pulita, ma stavolta lo scempio è lampante” chiosa Graziana Bastelli, anima de il Grande Cocomero e capo sala al reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico