Renzi contro tutti perché tutti sono contro Renzi. Il presidente del Consiglio riparte dall’inchiesta sul petrolio per chiamare “alle armi” il proprio partito, la propria base. Il momento – con il governo colpito dalla questione Guidi – è di quelli in cui serve rinsaldare le fila. E quindi non c’è solo la querela che il segretario del Pd ha annunciato nei confronti di Beppe Grillo, colpevole di aver detto che i democratici sono “complici”, “collusi”, con “le mani sporche di denaro e petrolio”. Ma è in atto, secondo Matteo Renzi, un “attacco politico” portato dalla “Santa Alleanza di quelli contro di noi e contro il cambiamento”. Parole che valgono doppio perché sono rivolte alla platea di Classedem, la scuola di formazione del Pd, dove crescono i nuovi dirigenti democratici. A loro Renzi spiega che per tutti questi motivi, per affrontare questo momento in cui il Pd e il governo sono “sotto attacco”, bisogna tenere un “doppio registro: da un lato dobbiamo continuare a parlare di ciò che serve all’Italia e che stiamo facendo ma contemporaneamente a chi ci attacca dobbiamo essere pronti a replicare passo passo, punto punto”.

Dunque per Renzi l’obiettivo degli attacchi al Partito democratico “non è il referendum sulle trivelle e nemmeno le amministrative”. Piuttosto “c’è un elemento di snodo: se il 12-13 la Camera approverà in sesta lettura la riforma costituzionale e ad ottobre passerà il referendum, la Santa Alleanza di quelli contro di noi e contro cambiamento sarà spazzata via, quindi loro attaccano alzo zero contro di noi, facendo credere che siamo tutti uguali, perché si rendono conto che è l’ultima occasione che hanno, stanno attaccati allo scoglio per paura di essere spazzati via”.

E’ per questo che i riferimenti del leader del Pd durante il suo intervento sono quasi tutti indirizzati al Movimento Cinque Stelle, principale forza d’opposizione. “Non siamo una Spa, il nostro simbolo non è proprietà di un nipote commercialista (il riferimento è al M5s, ndr). chi ruba va a casa, anzi in carcere, ma chi attacca la comunità del Pd, chi scrive ‘tutti complici’, con ‘mani sporche di petrolio’, ne risponderà nelle sedi opportune” e ogni centesimo “andrà ai volontari delle feste dell’Unità e ai militanti”. Nella sua e-news Renzi era stato più esplicito, parlando di querela. Il Partito democratico porterà in tribunale (civile e penale) il leader dei Cinquestelle per le parole usate sul blog sull’inchiesta sul petrolio della Basilicata.

Questa la frase contestata, in un post del 31 marzo in cui si chiedevano le dimissioni di Renzi e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi per il caso Guidi: “Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro”. Da qui la querela del Pd nei confronti di Grillo che, ricorda Renzi, “alle condanne penali, a differenza nostra, è abituato. Accusare la comunità del Pd di essere complice e collusa, con le mani sporche di denaro e petrolio, significa insultare donne e uomini che non lo meritano” scrive il segretario democratico. “Possiamo sbagliare, come tutti – insiste – Possiamo scegliere strategie più o meno efficaci. Possiamo essere antipatici o arroganti. Ma noi siamo persone oneste. E chi mette in discussione la nostra onestà ne risponde nelle sedi opportune. Perché i militanti del Pd non meritano gli insulti di un pregiudicato”. Insomma, ribadisce durante il suo intervento alla scuola di formazione del Pd, “chi ruba va a casa anzi in carcere – sostiene il premier – perché chi ruba non sta rubando solo qualcosa ma il futuro, che è la cosa peggiore” ma “chi ruba lo decide una sentenze e noi vogliamo che i magistrati lavorino ma quando si cerca di buttarla in rissa rispetto alla comunità del Pd se ne risponde nelle sedi opportune i tribunali sulla piazza”. Nella polemica politica, sostiene Renzi, è giusto che “ognuno dica la sua, in piena libertà. Ma esiste un limite e quel limite lo traccia il codice penale”. Colluso, complice, mani sporche di denaro sono “parole pesanti come pietre”. Il segretario dice che la “comunità delle donne e degli uomini del Pd” è fatta di “persone per bene, volontari con passione politica, gente che tiene i circoli aperti, organizza i tavolini nelle piazze, fa i tortellini alla Festa dell’Unità”.

Una prima replica al Pd era arrivata dai gruppi parlamentari del M5s: “Adesso cercano anche di intimidire minacciando querele – si legge in un altro post sul blog – Parlano di diffamazione solo nel tentativo di nascondere e fuorviare la verità che è una sola: tutti sapevano che l’emendamento ‘Total’ era un emendamento marchetta, scritto dal Governo della lobby, questa volta per le lobby del petrolio. Ci sono le prove, certe, pacifiche ed incontestabili”.