Doveva essere il giorno della resa dei conti nel Pd. Campo di battaglia: il referendum sulle trivelle. Una partita in cui Renzi e i vertici del partito non hanno di fronte solo la “solita” minoranza di Bersani e Speranza, ma anche i presidenti di Regione democratici che hanno sostenuto i quesiti referendari. E tra questi il capofila, cioè il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano che in mattinata aveva dato a Matteo Renzi, sul punto, del “venditore di pentole” e del bugiardo. Ma la sfida dentro la direzione del Pd, dove il presidente-segretario ha un’ampia maggioranza, è stata rinviata per via della tragedia in Spagna, che ha visto anche Renzi partire per Tarragona. Così il presidente del Pd Matteo Orfini, tra vacanze di Pasqua e altri impegni, ha dovuto rinviare al 4 aprile. Cioè 13 giorni prima del voto per una consultazione che già è molto a rischio fallimento (perché c’è il quorum).

La confusione all’interno del Pd è finita tutti sui giornali di questi giorni. Il Pd, attraverso i suo vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, hanno dichiarato che la linea ufficiale del partito è l’astensione, un’uscita che ha fatto infuriare mezzo partito. Compreso Emiliano, che di solito non gioca una battaglia “anti Renzi”, ma ha assunto l’immagine di chi vuole un partito diverso senza fare la guerra al segretario (in questo la somiglianza è con un altro presidente di Regione, Enrico Rossi, che infatti si è candidato al vertice del Pd). “Come si fa a dire che chi ha chiesto il referendum ha chiesto un referendum inutile – ha detto Emiliano durante Omnibus, su La7 – e che ha sulle spalle la responsabilità delle spese? Queste sono bugie clamorose che sono state dette purtroppo dal Partito democratico. E oggi devo andare in direzione a spiegare che non si fa così. Cioè che questo modo di fare va bene per un venditore di pentole ma non per chi ha delle responsabilità di governo”. Secondo Emiliano “il presidente del Consiglio dice due bugie: la prima è che ci sarà una perdita di posti di lavoro. E’ una sciocchezza perché tornerà in vigore la vecchia legge che prevede la proroga della coltivazione dei pozzi di cinque anni, in cinque anni. Non abbiamo mai perso un posto di lavoro. Tra l’altro prima i posti che si sarebbero persi erano 4mila ora sono diventati 10mila, di questo passo non so cosa combinerà. La seconda bugia è che se vince il referendum si bloccano le coltivazione dei pozzi , non è vero”. “Questo mi fa arrabbiare: è che si raccontano delle cose diverse dalla realtà. Capisco che è una cosa complicata, bisogna studiarla. Certo se uno si accontenta che gli metta sotto una velina è possibile che ne combini di tutti i colori. Il presidente del Consiglio e capo del partito non deve parlare con dei documenti che gli mettono sotto il naso. Si deve studiare le norme da solo”. Per Emiliano “se anziché dare indicazioni di astensione – ha proseguito – il presidente del Consiglio avesse detto molto semplicemente decidete in coscienza io non avrei neanche aperto la bocca. Non avrei detto una parola sul referendum”. Però, ha concluso, “non si può dare l’indirizzo di astensione per i media, cioè per tenere liberi gli spazi televisivi, e poi lasciare libertà di coscienza: è questo modo negoziante di fare politica che non mi piace”.

Renzi domenica ai Giovani Democratici (che avevano applaudito l’intervento anti-astensione di Roberto Speranza) aveva spiegato: “Chiunque può fare quel che vuole ma non fatevi prendere in giro. E’ un referendum – del tutto legittimo – per bloccare impianti che funzionano. Ma è uno spreco e mette a rischio 10mila posti. I 300 milioni della consultazione le Regioni li potevano spendere per asili nido e non per dare un segnale. L’astensione? La promossero i Ds sull’articolo 18“.

Oggi Renzi non risponde a Emiliano, ma ha la consueta truppa di difensori d’ufficio: “Ma Michele Emiliano, nel giorno in cui il Pd sposta la Direzione per lutto, preferisce insultare Renzi invece di rispondere su Ferrovie Sud e liste d’attesa sanitarie nella sua regione? #passavolìpercaso” scrive il responsabile Innovazione del partito Ernesto Carbone. “Emiliano si concentra sulle trivelle altrimenti dovrebbe parlare di Ferrovie Sud e sanità. Vuoi mettere insultare il premier? #triveggole” twitta la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Alessia Morani.

Ma a criticare il governo è anche la corrente ecologista del Pd, gli Ecologisti democratici, della quale fanno parte tra gli altri Ermete Realacci, la renziana Silvia Fregolent e Alessandro Bratti (che è presidente dell’associazione. “Il referendum – spiegano gli Ecodem – è inefficace per fermare le trivelle. Il governo cambi strategia energetica nazionale. Invitiamo ad andare a votare e sosteniamo i circoli territoriali”. Bratti comunque sottolinea che “non sottovalutiamo il valore simbolico del referendum. Pur ritenendo il quesito referendario non congruo e di fatto inefficace rispetto agli obiettivi del fermare le trivelle nel nostro Paese, invitiamo a recarsi alle urne il 17 aprile e a sostenere le iniziative dei circoli territoriali”.