C’è un filone nascosto delle inchieste sulla gestione politico-clientelare dell’Asl di Benevento nel quale la berlusconiana Nunzia De Girolamo è indagata di associazione per delinquere. Ipotesi di reato che la deputata condivide insieme a Luigi Barone (oggi nel direttivo nazionale Ncd, all’epoca segretario della De Girolamo), l’ex manager dell’Asl Michele Rossi, l’ex direttore sanitario Girolamo Ventucci, l’ex direttore amministrativo Felice Pisapia, l’avvocato e consulente legale Giacomo Papa. I collaboratori politici e il management della sanità sannita coi quali la De Girolamo era solita tenere riunione nel salotto della villa del padre a San Nicola Manfredi, per decidere carriere, nomine, sedi di strutture sanitarie e appalti secondo criteri di tornaconto politico e personale. Ignara di essere registrata di nascosto da Pisapia. Questo filone è uno stralcio del procedimento madre per il quale la De Girolamo è imputata di concussione, tentata concussione, tentato abuso d’ufficio e “utilità per ottenere il voto elettorale” in relazione ad alcuni episodi: quattro gare Asl sospese, le pressioni per far affidare il bar del Fatebenefratelli allo zio e alla cugina, le pressioni per non compensare le somme dovute ad alcuni medici, una sede sanitaria aperta ad Airola per un vantaggio elettorale (è indagato anche un sindaco Pd).

C’è una richiesta di rinvio a giudizio che verrà discussa in udienza preliminare il 29 aprile, e che non riguarda la gara per il servizio 118 e un appalto di derattizzazione che secondo Pisapia erano state orientati per favorire imprese vicine al Pdl: le indagini non hanno trovato riscontri alle accuse del direttore amministrativo. La De Girolamo rischia però il processo anche per il reato associativo perché il Gip Flavio Cusani – lo stesso che nei provvedimenti cautelari coniò per il Nunziagate la definizione di ‘direttorio politico-partitico’ – ha respinto la richiesta di archiviazione del pm Nicoletta Giammarino ed ha fissato una udienza camerale al 23 marzo. La stessa data in cui lo stesso Gip deciderà sulla distruzione delle registrazioni clandestine di Pisapia. Gli avvocati della De Girolamo vogliono farle eliminare dai procedimenti e mandarle al macero perché, a loro dire, prodotte illecitamente e in violazione della privacy di un parlamentare. Furono sufficienti brandelli di quei nastri, riferiti a conversazioni del luglio 2012, per far scoppiare lo scandalo culminato nelle dimissioni da ministro delle Politiche Agricole del governo Letta.

Nelle carte che ilfattoquotidiano.it ha consultato sono descritte vicende e trascrizioni di registrazioni ancora inedite alle cronache. Il pm, pur convinto dell’insussistenza di una associazione per delinquere, mette però nero su bianco considerazioni che sembrano andare nella direzione contraria. Scrive infatti che dall’ascolto delle conversazioni depositate da Pisapia emerge “l’esistenza di un accordo tra i direttori e la De Girolamo di fare una riunione a settimana” e che “i partecipanti (a quelle riunioni, ndr) decidono l’azione dell’Asl. Non si tratta di incontri di natura politica, ma di riunioni di carattere gestionale-amministrativo, nel corso delle quali si discute tecnicamente delle decisioni da prendere, delle modalità di attuazione, dei tempi tecnici per la realizzazione di quanto concordato”. Non solo, la Procura ipotizza che la De Girolamo puntasse così a ottenere voti: “Si decide la calendarizzazione delle cose da avviare, calibrate sulle esigenze di visibilità della De Girolamo in vista della futura campagna elettorale” che si sarebbe svolta di lì a poco, nei primi mesi del 2013.

De Girolamo appare come l’incontrastato dominus di quelle riunioni. Conversazione del 21 giugno 2012 (inedita), la deputata a proposito del manager Rossi esclama: “Se non si sta attento se ne va a casa! Lui non sa che significa mettersi contro di me”. “La De Girolamo – afferma il pm – considerava Rossi come una sorta di suo dipendente”. E dei problemi gestionali dell’Asl la parlamentare non vuole le noie, vuole solo i risultati da lei richiesti: “Io vengo da te (riferendosi ai direttori, ndr) mi serve questo, mi serve quello…”. Concetto ribadito il 23 luglio 2012, brano mai pubblicato. La De Girolamo racconta che sono stati da lei 10 sindaci del Pdl che si sono lamentate con lei “perché l’Asl non dà alcuna risposta”. Lei se ne duole coi direttori dell’azienda sanitaria, li rimprovera perché litigano tra loro: “Accapigliatevi tra di voi ma a me devono arrivare le risposte. Se poi voi non siete in grado di mettere da parte le vostre conflittualità nel mio interesse, nell’interesse dell’azienda e del territorio, ditemelo chiaramente perché io mi schiero dall’altra parte… Io ho bisogno che se vi dico una cosa voi mi dovete portare la risposta in 48 ore e non in sei mesi. Quando dovevano arrivare le nomine io ho ascoltato e ho dato e oggi pretendo di ricevere. Io tutto questo non me lo posso permettere mancano sette mesi alla campagna elettorale… se ci stanno le preferenze… Caldoro (all’epoca Governatore della Campania, ndr) mi dice ‘bella ti ho dato tre nomine tra cui l’Asl, la più importante, Mastella è diventato ministro, tu non sei capace di prendere delle preferenze, sei incapace tu e se tu sei incapace sono cazzi tuoi’…”. In effetti il ‘controllo’ dell’Asl di Benevento è un bel trampolino di lancio: di qui a qualche mese anche De Girolamo diventerà ministro.

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