Un intreccio di società e un conto. Pesante, con decine di milioni di euro, nascosto nelle discrete banche svizzere. A Latina da giorni non si parla d’altro, in un un susseguirsi di ipotesi sui nomi dei presunti beneficiari di un tesoro scoperto quasi per caso. Tutto inizia con un episodio tragico, il suicidio di un noto avvocato due giorni prima di Natale. Paolo Censi, professionista affermato, già presidente della locale Camera penale, viene trovato morto nel suo studio il 23 dicembre scorso. Un gesto apparentemente inspiegabile, tanto da far inizialmente scattare il sospetto di una possibile simulazione. Nella sua lunga carriera, durata almeno trent’anni, Censi ha difeso anche personaggi eccellenti, come alcuni esponenti della famiglia Bardellino – eredi di Antonio, il capo dei casalesi ucciso alla fine degli anni ’80 in Brasile – e, una ventina di anni fa, il finanziere Florio Fiorini, protagonista della spy story finanziaria della holding svizzera Sasea, finita con un crack milionario nel 1993.

Gli investigatori della squadra mobile di Latina, dopo i primi accertamenti della scientifica, hanno escluso l’omicidio. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo. La procura ha chiesto di verificare quali erano i fascicoli sui quali stava lavorando Censi e dall’analisi delle sue carte è spuntata una sorpresa, che porta direttamente in Svizzera. Il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il pm Luigia Spinelli si sono trovati davanti a carte che riporterebbero a un conto corrente pesantissimo. Le indiscrezioni apparse nei giorni scorsi sulla stampa locale parlano di una cifra di almeno una sessantina di milioni di euro e di una serie di società costituite presso finanziare elvetiche, molto probabilmente riconducibili a soggetti di Latina. Il riserbo assoluto sui nomi fa immaginare sviluppi che in molti definiscono clamorosi, in grado di far luce su moltissime indagini, anche recenti.

Secondo alcune testimonianze apparse nei giorni scorsi su Latina Oggi e sul Messaggero, Paolo Censi poco prima di togliersi la vita si era recato diverse volte in Svizzera, accompagnato da alcuni imprenditori della città pontina. Meno di un mese fa la Procura ha avviato una rogatoria, recandosi insieme agli investigatori della squadra mobile e della Guardia di finanza in Canton Ticino per cercare di ricostruire la galassia societaria che operava attraverso il conto milionario. Secondo diverse fonti i magistrati avrebbero già individuato gli intestatari – e, probabilmente, i beneficiari – del tesoro custodito nelle banche elvetiche. L’accesso alla documentazione bancaria e delle società collegate permetterebbe di fare il passo investigativo chiave: seguire il denaro a ritroso, scoprendone l’origine. Sarebbe la svolta che potrebbe aprire filoni d’indagine fino ad oggi inediti.

Latina non è nuova a trame finanziarie. Lo scorso anno le cronache hanno accompagnato passo dopo passo l’inchiesta che portò all’arresto del giudice della sezione fallimentare Antonio Lollo. Dietro a fallimenti sospetti e a studi di commercialisti compiacenti si è andata delineando una economia parallela che sembra contraddistinguere la zona del sud pontino. Gran parte, poi, delle inchieste sulla criminalità organizzata che partono dalle Dda di Napoli e Roma terminano con sequestri di beni nella provincia sud del Lazio, in quella terra che per anni è stata definita la “Svizzera dei casalesi”. Sempre lo scorso anno la squadra mobile di Latina ha arrestato 24 persone a conclusione dell’operazione “Don’t touch”, smantellando una organizzazione criminale legata al clan Sinti dei Di Silvio, parenti diretti dei Casamonica romani. Dietro il sistema estorsivo che la procura ha contestato agli indagati si è subito delineato un livello superiore, fatto di colletti bianchi e, in alcuni casi, di politici.

Le difficoltà per svolgere indagini nel sud del Lazio sono ben note anche alla Direzione distrettuale di Roma. E’ stato il procuratore aggiunto Michele Prestipino a raccontare come sia ancora difficile per la magistratura riuscire a scavare fino in fondo in quell’area. Una “compenetrazione di interessi diversi” che rende l’attività delle indagini sempre più difficili.