Nicola Cosentino come Enzo Tortora? E’ un paragone niente affatto esagerato. Per me ricorda il caso Dreyfus, di cui scrisse Émile Zola. Lui fu carcerato e condannato perché ebreo, Cosentino è stato carcerato, perché politico, capro espiatorio di una stagione che in Campania ha ribaltato la sinistra, scomodando molti ambienti politicizzati della magistratura e della procura di Napoli“. Lo afferma ai microfoni di Ecg Regione, su Radio Cusano Campus, il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna sull’ex deputato di Forza Italia, Nicola Cosentino, attualmente imputato per concorso esterno ad associazione di stampo mafioso. “Cosentino è costretto a restare in carcere” – spiega D’Anna – “perché è pendente l’altra questione, che riguarda l’autorizzazione all’apertura di un distributore di benzina. Cosentino, per questo, continua a marcire in galera. Al di là dei fatti processuali, in questo caso specifico, c’è da stigmatizzare la barbarie di centinaia e centinaia di giorni di carcerazione preventiva per un uomo incensurato“. E aggiunge: “Cosentino è un perseguitato in quanto politico, non perché sono emerse delle prove fattuali. Il teorema dei pubblici ministeri si basa sulle dichiarazioni di alcuni pentiti che parlano per sentito dire“. Il parlamentare di Ala attacca anche Il Fatto Quotidiano per via della prima pagina odierna, incentrata sui presunti brogli alle primarie Pd di Napoli: “Il Fatto e qualche altro giornale non hanno bisogno di elementi per fare i titoli, che sono sempre gli stessi. Di volta in volta, poi, ci si inventa qualcosa per dare contenuto a un titolo che viene preconfezionato. La polemica sulle primarie di Napoli non sta né in cielo né in terra. L’unica finalità è colpire Renzi. I soggetti ripresi da Fanpage” – continua – “erano due fratelli, uno dava 10 all’altro. Che poi davanti ai seggi ci sia qualcuno che dice a qualcun altro come votare è una prassi democratica del tutto innocua. La verità è che Bassolino ha perso per uno scarto minimo e ora si appiglia a tutto“. D’Anna, infine, si esprime sul caso della morte di Cesare Murroni, un senzatetto trovato morto a Bolzano: “Far vedere che il clochard è morto davanti a un albergo che ospita i clandestini è una becera mistificazione. E questo è successo sui social network e in particolare su facebook, spesso ricettacolo di esaltati. I clochard rifiutano di essere assistiti, hanno fatto delle scelte di vita di asocialità, vivono randagi perché così hanno deciso di fare. Se dormono all’aperto capita che con le temperature rigide qualcuno di questi muoia. Cosa c’entra l’albergo dove sono gli immigrati? Si vuol solo creare questo paradigma fatto di una grande sciocchezza di cui godono la Meloni e Salvini