L’uomo del simbolo ha detto no. Alle nozze con gli ex di Scelta civica, Denis Verdini non è stato invitato. “Non c’è nulla da smentire perché la notizia, semplicemente, non esiste”, dice papale papale Giacomo Portas. Leader e – cosa non di poco conto – proprietario del nome e del logo dei Moderati, il movimento di ispirazione cristiano-democratica nato nel 2005 e da sempre alleato del centrosinistra. La data del matrimonio con gli ex montiani guidati dal vice ministro dell’Economia Enrico Zanetti è fissata per il 19 marzo a Roma. Un’operazione che, secondo indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, avrebbe dovuto portare acqua centrista al mulino del Partito democratico. Dando vita ad un unico contenitore nel quale era dato in arrivo anche l’ex plenipotenziario di Forza Italia, leader della componente parlamentare Ala ormai di fatto organica alla maggioranza che sostiene l’esecutivo. Indiscrezioni che, però, lo stesso Portas liquida così: “Quando ci si sposa, di solito, al matrimonio si invitano i parenti e gli amici, non gli sconosciuti”. E lo sconosciuto in questione è proprio Verdini.

La notizia però è circolata, qualcuno l’avrà messa in giro…
Ho letto anch’io le indiscrezioni degli ultimi giorni sull’arrivo di Verdini, che io considero una simpatica canaglia, nei Moderati. Non penso che un personaggio così noto e importante possa stare dentro un partito come il nostro che ha un’altra storia. Anche perché lui ha un altro movimento che si chiama Ala. Lo vedremo in azione alle prossime amministrative, dove immagino prenderà un sacco di voti.

Ma sta dicendo sul serio o è in vena di ironia?
Chiaramente sto scherzando. Io sto seguendo l’organizzazione in vista delle elezioni a Napoli, Milano e Torino e il simbolo di Ala non l’ho visto da nessuna parte. Il problema è che, per l’ennesima volta, ci troviamo di fronte ad un fenomeno prettamente italiano. Quello dei partiti ‘televisivi’ e dei gruppi parlamentari. Ricorda nella passata legislatura la parabola di Futuro e libertà? Tanti parlamentari dentro il Palazzo capitanati da Gianfranco Fini, ma alla prova del voto sono scomparsi. Le elezioni sono come gli esami: prima o poi arrivano. E prima o poi arriveranno anche per Ala.

Non è che gliela sta un po’ tirando?
Assolutamente no. Aspettiamo di vedere cosa farà alle prossime amministrative, se sarà Ala sinistra o Ala destra, visto che al momento non si è ancora capito. Non voglio portargli sfortuna, ma negli anni ho visto tanti partiti ‘televisivi’ che poi alle elezioni sono finiti male. Perché un conto è il consenso dei mille parlamentari dentro il palazzo e un conto è quello dei veri azionisti dei partiti, cioè gli elettori. Temo però che dovremo aspettare ancora un po’ dal momento che né a Milano né a Torino vedo il simbolo di Ala in corsa.

Torniamo al 19 marzo: esclude quindi nozze a tre Portas-Zanetti-Verdini?
Quando ci si sposa, di solito, al matrimonio si invitano i parenti e gli amici, non gli sconosciuti.

E lo sconosciuto sarebbe Verdini?
Non mi risulta che sia iscritto ai moderati. Tra l’altro non credo che neppure lui abbia interesse a dialogare con movimenti come il nostro, radicati sul territorio, che ha pochi parlamentari ma che, per esempio, a Torino prende il 10%. Penso piuttosto che Verdini sia un problema del Pd non dei Moderati. Noi non partecipiamo alle primarie, lui pare invece di sì. Del resto ha annunciato il sostegno a Giachetti a Roma e a Sala a Milano. Noi facciamo un matrimonio con Zanetti: nulla di personale, ma Verdini c’entra davvero poco con noi.

Zanetti però ha detto meglio Verdini di Alfano…
Per me sono meglio i Moderati che si riconoscono nel centrosinistra ormai da oltre dieci anni e che hanno come obiettivo quello di rinnovare l’Italia e di fare un servizio ai cittadini. Non ho ancora capito, invece, quali sono le idee di Verdini. Come intenda riformare l’Italia. Come abbassare il debito pubblico. Come trovare lavoro ai giovani. O come gestire le banche.

Che fa, mette il dito nella piaga dell’inchiesta giudiziaria in cui è coinvolto proprio per una banca?
Ma no, nessuna malizia. Quello delle banche è uno dei temi principali dell’agenda politica di questi mesi.

La convention del 19, però, è aperta a tutti e nulla vieterebbe a Verdini di presentarsi…
Non ci saranno i buttafuori, semmai i buttadentro. Ma non penso che si presenterà. Anche perché credo che Verdini abbia di meglio da fare che venire a sentire Zanetti e Portas. Dovrà preoccuparsi del suo partito, di raccogliere le firme per presentare le liste alle amministrative.

Ci risiamo con l’ironia?
Veda lei.

Ma non è che ci sia dietro una regia del Pd per costruire una scialuppa a Verdini per il suo passaggio definitivo e formale nel centrosinistra?
Lo escluderei. E le spiego perché. Più si avvicinano le elezioni politiche e più i gruppi parlamentari contano meno. Ora Verdini serve al governo e alla maggioranza che devono far approvare i loro provvedimenti. E non c’è dubbio che al Senato il gruppo Ala sia determinante. Tra l’altro non mi scandalizza affatto che Verdini voti la fiducia all’esecutivo quanto piuttosto l’ipocrisia di chi si scandalizza per questo. Dimenticando di aver dato vita, all’inizio della legislatura, al governo presieduto da Enrico Letta con ministri di Forza Italia al suo interno. Ma man mano che si avvicineranno le elezioni le dinamiche cambieranno. La legge elettorale non permette apparentamenti e ogni partito dovrà attrezzarsi per centrare il quorum se vorrà tornare in Parlamento. Vale per Verdini e vale per Portas.

Twitter: @Antonio_Pitoni