Lo hanno obbligato a salire su una volante della polizia stamane all’alba e, se non è un arresto, quello di Luiz Inácio da Silva, noto ai più semplicemente come Lula, l’uomo che solo qualche anno fa Barack Obama aveva definito come il politico migliore al mondo, ci assomiglia molto. Nei suoi confronti è stato emesso un mandato di “trasporto coercitivo”: ovvero se non fosse salito sulla volante con gli agenti sarebbe stato arrestato. Secondo gli inquirenti “ci sono elementi di prova che l’ex presidente abbia ricevuto tangenti”. Come prima reazione il Partito del lavoratori (Pt) ha lanciato su twitter la campagna “Lula prigioniero politico”.  Portato in commissariato alle 8 ora locale (mezzogiorno in Italia) è uscito alle 11.30 (le 15.30 in Italia), e ha lasciato la struttura a bordo di un’auto privata per poi dirigersi verso la sede della direzione nazionale del Partito dei lavoratori.

L’ex presidente del Brasile ha spiegato molte cose agli inquirenti, a cominciare dalla proprietà di un lussuoso appartamento vista mare su tre piani sul litorale paulista e di una villa con piscina. Lula nega che gli immobili siano suoi, chi indaga lo accusa invece di occultamento di patrimonio e, soprattutto, di riciclaggio di denaro. Inoltre i soldi spesi per favorirlo sarebbero stati frutto delle tangenti figlie del Petrolao, lo scandalo Petrobras che vede coinvolte le due maggiori multinazionali verde-oro delle costruzioni, la Odebrecht e la Oas.

L’ex presidente dei poveri è stato convocato assieme alla moglie Marisa ed al figlio Lulinha per ben due volte, lo scorso 17 febbraio e il 3 marzo, ma in entrambi i casi non si è presentato per rispondere all’interrogatorio che, per la prima volta, non lo vedeva più come semplice testimone bensì come indagato. A portare alla perquisizione della casa di Sao Bernardo do Campo, delle aziende dei figli e delle altre proprietà che si sospetta appartengano a Lula è stata la pubblicazione da parte della rivista Istoé degli interrogatori di Delcidio do Amaral, che sino al momento del suo arresto, lo scorso gennaio, era il leader del governo al Senato.

Questo potente senatore del Pt, il Partito dei lavoratori di Lula e dell’attuale presidente Dilma Rousseff, lasciato solo dai suoi e messo alle strette da prove che gli avrebbero fatto rischiare 30 anni di carcere, ha infatti deciso, un paio di settimane fa, di iniziare a collaborare con il giudice Sergio Moro che, dalla primavera 2014, guida la Mani Pulite che sta sconvolgendo il mondo politico ed imprenditoriale brasiliano.
Delcidio do Amaral nel corso dell’interrogatorio ha fatto alcune accuse specifiche. Ha detto ad esempio che il mondo dei bingo illegali avrebbe finanziato la campagna elettorale di Dilma Rousseff del 2010; che Lula ha comperato con 200 milioni di reais (circa 50 milioni di euro) il silenzio di Marcos Valerio, il pubblicitario condannato alla pena massima nello scandalo del Mensalao del 2005 e con cui il Pt comprava i voti in Parlamento; che Bumlai, l’amico del cuore di Lula, l’unico che aveva accesso libero al suo ufficio di presidenza senza neanche essere annunciato, ha finanziato l’Istituto Lula, oggi al centro delle inchieste; che Lula e Dilma sarebbero i mandanti dei tentativi di bloccare la Mani Pulite brasiliana.

Una bomba che, evidentemente, una volta resa pubblica, ha fatto accelerare gli inquirenti, e portato al “trasporto coercitivo” di Lula che, in questo momento, si trova nella sede della polizia federale dell’aeroporto di Congonhas. Non è dato sapere se il suo interrogatorio avverrà nelle prossime ore o se Lula, sarà trasportato coercitivamente a Curitiba, la capitale del Paraná dove ha sede l’equipe di Sergio Moro, il Di Pietro brasiliano che sta mandando a gambe all’aria il potere brasiliano. Da segnalare infine che, indagati e “portati a forza” in vari commissariati della polizia, sono stati nelle ultime ore anche la moglie di Lula, Marisa, il presidente dell’Istituto Lula, Okamoto e tre figli dell’ex presidente verde-oro.