«E’ assurdo che una società che ha beneficiato di quasi 100 milioni di euro, tra contributi ministeriali e canoni di affitto non pagati, lasci adesso per strada i propri dipendenti». Giuseppe L’Abbate, deputato M5S e membro della commissione Agricoltura, lancia l’allarme. Giovedì 25 febbraio ha partecipato al consiglio del VII municipio di Roma, e lì lo scandalo dell’ippodromo Capannelle si è svelato in tutta la sua brutalità: 22 persone lasciate in mezzo alla strada, cause di lavoro a raffica, futuro incertissimo. E tutto grazie alla Hippogroup spa, una società che da anni gode non solo di un trattamento di favore da parte del Campidoglio, ma che grazie Mipaaf, il ministero delle Politiche agricole e forestali, è riuscita a intascare cifre fantasmagoriche. L’esplosione del problema è recentissima: le lettere di licenziamento sono partite il 15 febbraio 2016. Con i sindacati Cgil e Uil che si sono immediatamente mobilitati scrivendo al commissario Francesco Paolo Tronca e al ministero delle Politiche agricole e forestali per sollecitare il Comune di Roma e lo stesso ministero perché attivino immediatamente un tavolo per “salvaguardare e preservare i 22 posti di lavoro e contestualmente evitare il rischio di mettere in crisi il futuro regolare svolgimento delle competizioni ippiche di Capannelle”. Ma la storia è ben più antica, visto che risale addirittura al 2004, quando in Campidoglio regnava Walter Veltroni e la società Gestione Capannelle spa si è aggiudicata la concessione per la gestione dell’ippodromo. Affitto? Ben 2,1 milioni di euro l’anno. Mai pagati. La Gestione Capannelle spa (poi diventata Hippogroup) ha accumulato un debito che, secondo un’interrogazione di L’Abbate, dal 25 gennaio 2005 al 9 settembre 2011 ha superato quota 14 milioni. Nel 2008 il Campidoglio ha così avviato le pratiche per la decadenza della concessione e il recupero dell’affitto mai incassato. Ma intanto era entrato in azione il tribunale: dopo aver chiesto il concordato preventivo, la Hippogroup nel 2011 è riuscita a salvarsi impegnandosi a pagare un po’ di debiti e, soprattutto, a salvare il posto di lavoro ai suoi 72 dipendenti fino al 31 dicembre 2016. In cambio, il canone richiesto dal Campidoglio veniva ridotto del 50 per cento. Da 2,1 milioni a uno soltanto.

Tutto a posto? Formalmente sì. Ma in quegli stessi anni in cui piangeva miseria in tribunale e non pagava l’affitto al Campidoglio, cioè dal 2007 al 2011, la Hippogroup Roma Capannelle Spa, grazie a una convenzione con il ministero delle Politiche agricole, si è aggiudicata 46.780.825 euro per “gestione impianti e corse” e “diritti immagine tv”. Ed è riuscita a incassare tutto, fino all’ultimo centesimo, «nonostante la messa in mora del comune di Roma e il concordato preventivo in continuità aziendale concesso dal Tribunale civile», come hanno ricordato i consiglieri M5S Monica Lozzi e Andrea Coia durante l’assemblea del VII Municipio.

Scandalo nello scandalo: grazie alla chiusura dell’ippodromo del trotto a Tor di Valle, nel 2013 il ministero ha concesso alla Hippogroup altri 1,6 milioni come remunerazione per “gestione impianti e corse” e “diritti immagine tv” delle gare di trotto, anche se, come denuncia L’Abbate, la struttura di Capannelle era sprovvista dei servizi «richiesti e necessari» per il trotto, tipo «centro di allenamento, obbligo di cavalli stanziali e impianto di illuminazione». Risposta del governo all’epoca – mercoledi 11 giugno 2014 – per bocca del sottosegretario alle Politiche Agricole Andrea Olivero (ex Scelta civica, oggi senatore del Gruppo per le autonomie- Psi-Maie): la decisione di concedere i soldini del trotto a Capannelle «trae origine da un intervento straordinario di Roma Capitale». Cioè del sindaco Gianni Alemanno, ex ministro dell’Agricoltura, che in nome della preservazione del settore ippico quale «interesse pubblico nazionale e locale», e «a tutela dei valori sportivi, culturali, sociali ed economici connessi, nonché del livello occupazionale e delle professionalità che operano nel settore», aveva difeso Hippogroup in tutti i modi, addirittura riducendole l’affitto, nel 2013, da un milione l’anno a 66 mila euro. Sempre all’anno.

Daniele Frongia, ex presidente M5S della Commissione per la riforma della spesa all’epoca di Ignazio Marino (ha in uscita per Chiarelettere un libro sugli sprechi scoperti in Campidoglio), non ha dubbi: «66 mila euro l’anno, a Roma, sono l’affitto di un negozio medio-grande: altro che i 170 ettari di Capannelle! Per questa cifra irrisoria il comune, in pratica, ha regalato ai privati l’uso di un ippodromo tra i più grandi d’Europa».  L’Abbate è durissimo: «Da risorsa, l’ippodromo delle Capannelle si è trasformato in un salasso per le casse comunali e statali».

In cambio di quei «100 milioni di euro tra contributi ministeriali e canoni di affitto non pagati», e dell’impegno a salvaguardare l’occupazione dei 72 dipendenti fino al 31 dicembre 2016, cos’ha fatto di concreto la società? Secondo il consigliere municipale Marco Poli, Pd, il 1° agosto 2012 ha «trasferito il ramo d’azienda relativo alle attività di manutenzione del verde, del comprensorio, delle piste di gara e allenamento in erba», oltre al servizio di manutenzione ordinaria dei fabbricati e delle aree aperte al pubblico, alla società Intergeos di Alfonsine (Ravenna). Nell’estate scorsa, l’Intergeos è finita nei guai con l’inchiesta della procura di Firenze «per le ipotesi di corruzione, turbativa d’asta e favoreggiamento di funzionari dell’Anas Toscana», tanto che il suo amministratore è finito agli arresti domiciliari. E allora? Allora a Capannelle si sta preparando il cambio della guardia: via la scomoda Intergeos, dentro qualche altra società, a casa i 22 lavoratori, per 18 dei quali «non sussisterebbero nemmeno le condizioni per usufruire degli ammortizzatori sociali».

Insomma, un dramma dentro lo scandalo. Tanto che i 19 consiglieri del VII municipio, all’unanimità, hanno approvato la mozione presentata dai Cinque Stelle per chiedere al commissario Tronca di avviare fin da subito le procedure per trovare un nuovo concessionario per Capannelle, visto che l’Hippogroup è in scadenza il 31 dicembre 2016 ma potrebbe invocare, in base alla delibera della giunta Alemanno, un’ulteriore proroga per sei anni. Perché d’accordo che l’ippica è in crisi e piange miseria da anni. Ma Capannelle è una miniera d’oro, come ilfattoquotidiano.it ha già raccontato: «E’ l’unico ippodromo in Europa che ospita una stagione di concerti» spiega Frongia, «con decine di migliaia di spettatori e artisti che vanno dai Green Day ai Radiohead, da Bruce Springsteen ai Linkin Park». Eppure, di tutti quei biglietti staccati dalla società organizzatrice, The Base (per intenderci: è quella che ha portato i Rolling Stones al Circo Massimo, pagando al Campidoglio 8 mila euro di affitto), le casse capitoline vedono appena gli spiccioli: 12 mila euro in tutto il 2013, l’anno dei Green Day e di Zucchero, di Bruce Springsteen e dei Deep Purple…