Domenico Lerose andrà a processo il prossimo 20 aprile in tribunale a Reggio Emilia. Il 59enne nato a Cutro e residente a Reggio Emilia è infatti accusato di tentata violenza privata nei confronti della deputata del Movimento 5 stelle Maria Edera Spadoni. Secondo l’accusa della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, che ora andrà provata a processo, l’uomo il 18 ottobre 2014 si avvicinò alla parlamentare al termine di un comizio e le disse: “Lei Grande Aracri non lo deve neanche nominare”.

Spadoni quel giorno aveva appena finito il suo discorso durante una manifestazione del Movimento 5 stelle in Piazza Martiri 7 luglio a Reggio. Dal palco aveva chiesto le dimissioni da sindaco di Brescello di Marcello Coffrini: l’amministratore (che si è poi dimesso a metà gennaio 2016) in una intervista aveva definito Francesco Grande Aracri (condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso) uno “molto composto, educato che ha sempre vissuto a basso livello”. Francesco Grande Aracri è anche il fratello di Nicolino, che i pm della stessa Dda di Bologna considerano il boss della ‘ndrangheta a Cutro e punto di riferimento di quella emiliana. Alla fine del suo intervento, scesa dal palco, Spadoni aveva iniziato a parlare con un gruppetto di tre persone, tra cui lo stesso Lerose, che a un certo punto si sarebbe introdotto nel discorso intimando di non nominare quel cognome.

Ora il giudice per le udienze preliminari di Bologna Mirko Margiocco ha deciso di rinviare a giudizio Lerose. All’imputato oltre alla tentata violenza privata, il sostituto procuratore Marco Mescolini contesta anche di avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale e di aver agito per agevolare l’associazione ‘ndranghetista di cui è stato riconosciuto fare parte Francesco Grande Aracri. Il legale dell’imputato, Francesca Frontera,respinge la ricostruzione dell’accusa e annuncia battaglia a processo: “Non ci sono elementi per giustificare il rinvio a giudizio. Ho evidenziato degli errori giudiziari che saranno oggetto di valutazione al dibattimento, dove faremo valere le nostre ragioni”, ha spiegato l’avvocato ailfattoquotidiano.it.

“Attendiamo fiduciosi l’esito del procedimento giudiziario. E’ inaccettabile che non si possa liberamente esprimere il proprio pensiero in piazza, facendo il nome e cognome di condannati per ‘ndrangheta”, hanno scritto in una nota i parlamentari della Commissione antimafia del Movimento 5 stelle.