Seggi aperti in Iran per le decime elezioni dalla rivoluzione islamica del 1979. Cinquanta milioni di aventi diritto sono chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento e dell’Assemblea degli Esperti. Hassan Rohani ha votato presso il seggio allestito presso il ministero degli Interni di Teheran: “Le elezioni sono il simbolo dell’indipendenza politica del Paese”, ha detto il presidente.

Gli iraniani sceglieranno sia i 290 nuovi deputati in Parlamento, sia l’Assemblea degli Esperti, composta da 88 membri in carica per otto anni. I seggi rimarranno aperti fino alle 18, ma è possibile che l’apertura venga prolungata. Le elezioni sono considerate un test della popolarità delle politiche del presidente che spera di conquistare il Parlamento, ora dominato dagli ultraconservavori che respingono le sue politiche di apertura verso l’esterno.

La Guida Suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che le elezioni in corso oggi nel paese sono di “primaria importanza” e ha invitato “ogni iraniano che ama il suo paese” a recarsi ai seggi: “Negli insegnamenti islamici si raccomanda di agire immediatamente per svolgere buone azioni”.

In molti seggi della capitale iraniana Teheran si registrano lunghe code. Alcuni utenti di Twitter hanno postato foto che mostrano il ministro dell’Intelligence Mahmoud Alavi tra le decine di persone in coda per esprimere il loro voto.

LA ‘SCREMATURA’ DEI CANDIDATI  – Le candidature per i 290 seggi sono state esaminate dal Consiglio dei guardiani della Costituzione. L’organismo composto da 12 membri, sei teologi eletti dalla Guida suprema e sei dal potere giudiziario anch’esso dipendente dalla Guida suprema e poi approvati dal Parlamento, è dominato dai conservatori. I membri sono incaricati di valutare i candidati sulla base del loro impegno a favore dell’islam, della loro fede nel sistema religioso di legge Velayat-e Faqih e nei pilastri della rivoluzione islamica.

Solo 6.300 i politici ammessi alle elezioni su un totale di oltre 12mila candidature. Bocciate soprattutto le candidature di moderati e riformisti. Le donne che si sono candidate alle parlamentari sono state più di 1.400 e il Consiglio dei guardiani ne ha giudicate ammissibili 584. Dal 1979, sono state 49 le donne in Parlamento, il 3% del totale dei seggi.

PRINCIPALI FAZIONI POLITICHE – I partiti sono circa 250. Il Fronte unito dei tradizionalisti è il maggior gruppo ultraconservatore e punta sui valori islamici nella società e sostiene un’economia di libero mercato. È appoggiato dalla spina dorsale della classe dirigente, dai religiosi influenti, dai Guardiani della rivoluzione e dai potenti mercanti. Il Fronte riformista è un’alleanza composta da esponenti di decine di partiti. Siccome la maggior parte dei noti candidati riformisti è stata esclusa dalle elezioni, i principali partiti riformisti hanno concordato una lista congiunta di candidati, che comprende donne e giovani.

IL VOTO E IL RISULTATO – Gli aventi diritto di voto sono circa 50 milioni e per votare bisogna essere maggiorenni. Tutte le schede saranno conteggiate manualmente, quindi potrebbero passare tre giorni prima che si conosca il risultato.