“Iniziamo l’assemblea tenendo nel cuore Valeria Solesin (uccisa dal commando jihadista che il 13 novembre ha compiuto la strage al Bataclan di Parigi, ndr) e Giulio Regeni, vorrei che il primo pensiero fosse per loro”. Il primo applauso Matteo Renzi lo strappa così. Nel discorso davanti all’assemblea del Pd, il premier torna a parlare della morte del 28enne ricercatore friulano trovato morto in Egitto, il cadavere ricoperto di segni di torture gettato un fosso lungo la strada che corre dal Cairo ad Alessandria.

“Non accetteremo una verità artificiale e raccogliticcia – afferma Renzi nelle vesti di segretario del Pd e non di presidente del Consiglio – siamo l’Italia e non accetteremo mai una verità di comodo. Non c’è business o realpolitik che tenga, non è un optional la verità per Giulio”. Con le autorità del Cairo che non sembrano aver alcuna fretta nel fare chiarezza sulle circostanze in cui è maturata la morte del giovane, tuttavia, i rapporti sono di storica vicinanza – l’interscambio commerciale tra i due Paesi ammonta a 4,2 miliardi di euro – e sono diventati ancor più cordiali da quando l’ex sindaco di Firenze siede a Palazzo Chigi.

“Sono impegnato a stabilire un rapporto molto forte con l’Egitto, che è strategico per contrastare l’Isis ed è un hub economico fondamentale – sottolinea Renzi – questo lo confermo, ma dico con più forza che proprio perché siamo amici pretendiamo soltanto la verità anche quando fa male”, ha detto ancora Renzi. “Siamo grati per la massima collaborazione offerta dall’Egitto fino a oggi – ha proseguito – ma vogliamo i responsabili veri con nome e cognome perché non è pensabile che resti senza colpevole“.

Dopo aver alzato i toni il 4 febbraio, nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere (il premier aveva chiesto al Cairo di restituire il corpo alla famiglia e di assicurare i colpevoli alla giustizia), il premier ha scelto di tenere un profilo molto basso sulla questione. L’ultima volta che Renzi aveva parlato sul caso era stato il 12 febbraio: “Noi agli egiziani abbiamo detto: l’amicizia è un bene prezioso ed è possibile solo nella verità”, aveva raccontato a Radio Anch’io. Poi più nulla, a parte un laconico “Giulio Regeni e’ stato ucciso in circostanze ancora da chiarire” pronunciato il 15 parlando all’università di Buenos Aires.