Sono le sentinelle del clima. Da lassù osservano, monitorano e inviano dati sulla Terra per aiutare gli scienziati a studiare i cambiamenti climatici. Sono i 162 satelliti che gravitano a centinaia di chilometri dalla Terra. L’ultimo lanciato, martedì scorso dal Cosmodromo Russo di Plesetsk, è Sentinel-3A dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e mapperà la temperatura della superficie del mare, l’estensione e la topografia del ghiaccio.

Sentinel 3A è il terzo “paladino” previsto dal programma di osservazione della Terra, Copernicus, promosso da Commissione Europea ed Agenzia Spaziale Europea (Esa). “Dopo anni di duro lavoro per sviluppare la missione è molto emozionante vedere il satellite incapsulato nell’ogiva, sapendo che è l’ultima volta che lo vediamo” ha osservato il responsabile del progetto, Bruno Berruti dell’Esa. Con il gemello Sentinel-3B, il cui lancio è previsto fra 18 mesi, il satellite fornirà una nuova mappa della superficie terrestre ogni due giorni e darà così un contributo determinante per le previsioni delle condizioni del mare, migliorando la sicurezza della navigazione e il monitoraggio del clima. I dati raccolti, inoltre, permetteranno di controllare lo spessore dei ghiacci, la qualità delle acque e la presenza di inquinanti.

Una prossima missione europea che riguarderà in particolare il carbonio sarà Flex (FLuorescence EXplore). Farà una mappatura della fluorescenza emessa dalla vegetazione per quantificare l’attività di fotosintesi. I dati raccolti saranno importanti per migliorare la comprensione di come il carbonio si muova tra le piante e l’atmosfera e di come il processo di fotosintesi coinvolga i cicli del carbonio e dell’acqua.

Con il lancio del primo satellite meteorologico nel 1959, i satelliti hanno dimostrato di essere strumenti fondamentali per la ricerca sul clima. Nel 1984 – ricorda una ricerca di Carbon Brief che ha catalogato i ‘satelliti del clima’ delle organizzazioni e agenzie mondiali – l’Earth Radiation Budget Satellite ha fornito una panoramica di come le attività umane (attraverso i combustibili fossili) influenzino l’equilibrio del pianeta, contribuendo a scoprire il buco dell’ozono. Due decenni dopo, la Orbiting Carbon Observatory ha fornito le prime mappe della concentrazione di CO2 in tutto il mondo. I satelliti si dividono in due categorie: quelli in ‘orbita geostazionaria’ (altitudine di 35.786 km) monitorano lo stesso punto; quelli in ‘orbita terrestre bassa’ (altezza di 400-1400km), monitorano il clima all’interno o sopra l’atmosfera, fornendo una copertura su diverse fasce di terra. Sono gestiti dalla collaborazione di agenzie di tutto il mondo, dal Kazakistan al Cile.

Foto dell’Esa