Le famiglie che hanno bambini piccoli spendono sempre più: nell’anno scolastico 2015-2016, le mamme e i papà italiani pagheranno mediamente 329 euro mensili per pagare le rette degli asili nido e delle mense scolastiche nelle scuole materne o primarie, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno scolastico 2012-2013. A lanciare l’allarme è il servizio politiche territoriale della Uil che ha presentato i risultati di un dossier fatto sui capoluoghi di regione.

Le politiche sull’infanzia restano la Cenerentola del Paese: soltanto 13 bambini da 0 a 3 anni su 100 frequentano un asilo nido comunale o convenzionato. Nelle città capoluogo di regione le strutture dedicate a questa fascia d’età sono 717 per 43mila posti, su una popolazione di bambini di oltre 334mila.

A preoccupare Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, sono gli incrementi delle rette che incidono in maniera pesante sulle famiglie: “Per la frequenza di un asilo nido comunale – spiegano i vertici del sindacato – si spendono in media 252 euro mensili che incidono per il 7% sul reddito, con un aumento del 2,4% rispetto a tre anni fa”. Anche per mandare i figli in mensa si fanno più sacrifici: la retta mensile costa mensilmente 77 euro con un aumento del 5,5% rispetto a tre anni fa.

Le cifre cambiano da città in città. Per fare la fotografia della situazione mense la Uil ha tratto i dati dai Comuni e ha calcolato le rette tenendo presente una media di presenza di 20 giorni al mese: Torino è la più cara con la media di 128 euro al mese; segue Ancona con 107 euro mensili e Palermo dove ogni mese costa 100 euro. In Emilia Romagna, a Bologna, il dato scende a 98 euro così a Campobasso 91 euro. Il servizio meno caro si registra a Roma, Bari, Perugia dove si spendono mediamente 50 euro mensili per mangiare a scuola.

Le città che hanno chiesto alle famiglie di tirar fuori più soldi, rispetto al 2012-2013 in cambio del servizio del pranzo sono Catanzaro (+83,3%); L’Aquila (+47,6%); Campobasso (+28,2%); Napoli (+20%) e Ancona (+13,8%). Ma c’è anche chi ha deciso di abbassare la retta: la maglia rosa va a Potenza dove sono passati da 114 a 90 euro (-21,1%). Il resto delle città o l’ha ridotta di poco in percentuale o l’ha lasciata invariata.

L’Italia è a macchia di leopardo anche per quanto riguarda la spesa per gli asili nido: ad Aosta mediamente costa 393 euro mensili; a Firenze 353 euro; a Torino 348 euro e a Bolzano 340 euro. Bisogna andare al Sud per trovare cifre più contenute: con 100 euro mensili Catanzaro s’aggiudica il podio; a seguire Cagliari con 154 euro; Roma con 160 , Campobasso che chiede 165 euro e Bari con 178. Il resto delle città supera i 200 euro. In questo caso gli aumenti maggiori sono avvenuti a Venezia (+22,1%) e a Roma (+22,1%).

Resta drammatica la situazione dei posti negli asili nido dove permangono ampie differenze territoriali: a Catanzaro c’è un solo asilo con 45 posti e così L’Aquila che ne ha 3 con 56 posti in grado di soddisfare solo il 2,5% del bisogno. Al contrario chi abita a Trento può scegliere tra 52 strutture per 1.176 posti.

“In Italia – spiega Giovanni Torluccio, segretario della Flp della Uil – manca un investimento sull’infanzia. Dal punto di vista dei comuni i finanziamenti sono ridotti a zero; le tassazioni locali saranno costrette ad aumentare”.

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