Troppi ritardi, proroghe ed errori. A nove mesi dal termine per la chiusura degli Opg, il governo commissaria le regioni che ancora non si sono attrezzate per trovare posto ai pazienti ricoverati negli ex manicomi criminali. Per legge infatti gli ospedali psichiatrici in questione dovrebbero essere chiusi almeno da aprile del 2015, e invece non solo esistono ancora ma ospitano ben 164 persone. Colpa delle regioni, che avrebbero dovuto occuparsi delle strutture sanitarie alternative, le cosiddette Rems, ma che ancora non l’hanno fatto.

Sono sei in tutto quelle che presto saranno messe nelle mani di un commissario unico, indicato dal governo, con il compito di fare rispettare la legge e garantire il ricovero nelle Rems degli internati ancora senza un letto. Secondo una delibera del Consiglio dei ministri, pubblicata dal Sole 24 ore, il nome designato per il ruolo di commissario è quello di Franco Corleone, sottosegretario alla Giustizia e Garante dei detenuti. Dovrà promuovere, senza compenso o indennità, la completa attuazione della legge nelle regioni commissariate (Calabria, Abruzzo, Piemonte, Veneto, Toscana e Puglia) e sollecitare le altre a completare il percorso di superamento degli Opg, trovando posto nelle Rems ai pazienti provenienti dal proprio territorio. La nomina è stata poi presentata oggi in Conferenza delle Regioni e non ha avuto parere favorevole. “Ma il governo va avanti sulla sua strada”, ha commentato il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo. “Il parere espresso oggi dalle Regioni non è vincolante, quindi a breve il Consiglio dei ministri deciderà”.

Prima del commissariamento, il ministero della Salute aveva fotografato la situazione degli ospedali psichiatrici e delle Rems, in una relazione annuale consegnata a gennaio al Parlamento. Dalle venti pagine esce un’immagine confusa, in cui le regioni, con ritardi e inadempienze, pesano sull’amministrazione penitenziaria, in termini di risorse economiche, umane e di mezzi. Ma non solo: violano anche i diritti di decine di persone, costrette ancora a dormire negli Opg. “I ricoverati ancora ospitati negli Opg – si legge – hanno presentato numerosi reclami, ritenendo l’esecuzione della misura di sicurezza violativa della legge con grave pregiudizio dei diritti”.

Anche per questo il 21 ottobre, otto regioni erano state diffidate e intimate a “garantire la presa in carico dei propri residenti ancora internati negli ex- opg e di quelli raggiunti da misure di sicurezza provvisoria, entro un termine stabilito per ciascuna di esse”. Si tratta di Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, e Calabria. Nella relazione viene analizzato caso per caso. Alcune, come l’Abruzzo, non hanno ancora realizzato le Rems, mentre il Lazio ha solo individuato sedi provvisorie dove sistemare i pazienti. In altre, come Calabria e Puglia, sono stati fatti male i calcoli, e il numero dei posti letto si è rivelato inferiore a quello effettivamente necessario.

Al 15 dicembre 2015 nei 4 ex manicomi ancora attivi, quello di Reggio Emilia, di Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo, risultavano 164 internati. Mentre 98 persone ritenute “destinatarie di una misura di sicurezza detentiva” sono ancora in libertà, dal momento che non possono entrare in Opg perché non è previsto più per legge, ma non trovano neanche posto nelle Rems. I pazienti trasferiti sono stati invece 455, ma alcuni, per mancanza di letti nella propria regione, sono stati ricoverati lontano, andando a sovraccaricare le Rems già esistenti. Queste strutture, viene specificato nella relazione, “a loro volta hanno avuto difficoltà ad accogliere i pazienti residenti nel territorio regionale di riferimento”.

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