L’Onu ha emesso il suo verdetto, ma Regno Unito e Svezia tirano dritto. Il governo britannico ritiene che il parere del panel delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie sul caso di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, “non cambi nulla” e annuncia che lo “contesterà formalmente”. Lo ha fatto sapere con una nota il ministero degli Esteri di Londra, dove l’australiano si trova rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador dal 2012. “Respingiamo del tutto qualsiasi affermazione secondo cui Julian Assange sarebbe vittima di detenzione arbitraria. Il Regno Unito ha già chiarito all’Onu che contesterà l’opinione del gruppo di lavoro”, si legge nella nota diramata dal Foreign Office, secondo cui Assange “evita volontariamente l’arresto legale scegliendo di restare nell’ambasciata dell’Ecuador. Un’accusa di stupro è ancora pendente e un mandato l’arresto europeo in vigore, quindi il Regno Unito ha l’obbligo legale di estradarlo in Svezia”, dove è ricercato.

Il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, ha definito il rapporto dell’Onu “francamente ridicolo“, spiegando che Assange è considerato dalle autorità del Regno Unito come “una persona che cerca di sottrarsi alla giustizia”. “Può uscire quando vuole – ha aggiunto il capo del Foreign Office – ma dovrà rispondere alla giustizia in Svezia se decide di farlo”.

Sulla volontarietà della permanenza di Assange nell’ambasciata dell’Ecuador fanno leva anche la procura e il governo svedesi, che hanno annunciato di non voler tener conto dei risultati del lavoro dell’Onu e liquidano la richiesta di liberare e risarcire Assange come un appello “che non ha nessun impatto sull’inchiesta in corso, sulla base della legge svedese”.

Dopo le anticipazioni di giovedì, intanto, il gruppo di lavoro delle Nazioni unite sugli arresti arbitrari ha pubblicato il parere legale: “Il gruppo di lavoro ritene che la detenzione arbitraria di Assange debba avere fine, che la sua integrità fisica e libertà di movimento debbano essere rispettate, che dovrebbe ottenere un applicabile diritto a risarcimento”, si legge. Secondo il panel Onu, Assange dovrebbe poter andarsene liberamente dall’ambasciata a Londra, dopo i tre anni e mezzo di detenzione arbitraria.

Il gruppo di lavoro delle Nazioni unite non ha l’autorità di ordinare il rilascio (e il suo parere comporta poche conseguenze pratiche nell’iter legale in cui è coinvolto Assange), ma la sua decisione ha un peso morale che comporta pressione per i governi. Tra i casi di alto profilo recentemente analizzati ci sono quelli dell’ex presidente delle Maldive Mohamed Nasheed e il giornalista del Washington Post Jason Rezaian, iraniano americano detenuto in Iran sino allo scorso mese. Tuttavia, la sua opinione è stata spesso messa da parte dai governi.

Assange, che è accusato di spionaggio negli Stati Uniti, per aver diffuso documenti segreti tramite Wikileaks, ha “gravi problemi di salute”, tra cui un’infezione polmonare. Lo ha detto sua madre Christine parlando con Abc radio. “Il suo corpo – ha raccontato la donna – sta crollando a tal punto che ora ha problemi di cuore, un’infezione polmonare cronica e un forte dolore alla spalla”. Suo figlio, ha raccontato ancora, da quando è rifugiato in ambasciata è stato solo brevi momenti alla luce del sole. La donna ha poi raccontato che i medici gli hanno ordinato una risonanza magnetica e un’ora di luce solare al giorno, ma “il governo britannico ha rifiutato”.