L’asse Pd-M5s alla prova dell’Aula e un’intesa di maggioranza che traballa. Se da una parte i grillini garantiscono che non faranno mancare il loro sostegno al ddl Unioni civili, dall’altra il ministro dell’Interno Angelino Alfano non nasconde le sue preoccupazioni. Mentre il dibattito politico va avanti, nel pomeriggio c’è stato un incontro operativo tra i capigruppo ed è stato stretto un patto per limitare voti segreti e ridurre gli emendamenti: è stato stabilito il ritiro di almeno il 90 per cento degli oltre 5mila emendamenti leghisti e il contestuale ritiro dell’emendamento ‘canguro’ del Pd che aveva scatenato le polemiche il 2 febbraio. E’ stato anche individuato un gruppo di lavoro ad hoc, formato da un senatore per ciascun gruppo, che nelle prossime ore lavorerà alla riduzione delle proposte di modifiche.

Il pensiero che non fa dormire i democratici è che la maggioranza non possa avere i numeri sufficienti a Palazzo Madama. Per questo sono aumentati i contatti con i grillini. “Il Movimento 5 stelle voterà compatto il ddl Cirinnà sulle Unioni civili”, ha detto il senatore M5s Alberto Airola. “Ma sia ben chiaro che impoverito non lo votiamo. Se il Pd fa pressioni su di noi evidentemente ha grossi problemi al suo interno. Non si può scendere oltre un minimo livello di garanzie dei diritti: tra di noi del M5S abbiamo chiarito le questioni e non ci sono sorprese. E si capisce dal fatto che non abbiamo emendato il testo”.

In Transatlantico in mattinata però ci sono stati alcuni momenti di tensione. Il senatore Airola, apertamente a favore del provvedimento, parlando con i senatori del Pd ispiratori del provvedimento Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice ha sbottato: “Mi sono rotto i coglioni”, ha detto urlando, “i problemi sono vostri, quindi risolveteveli voi”. La senatrice Cirinnà ha accompagnato Airola verso l’Aula non appena ha visto che i giornalisti si avvicinavano incuriositi. Ma lui è tornato indietro e sempre gridando ha detto: “C’è un capogruppo…”.

Il “battibecco” sarebbe nato da una battuta dei senatori dem in riferimento all’articolo apparso su “La Stampa” in cui si dice che ci sarebbero “prove di dialogo tra Chiesa e M5S” perché alcuni esponenti pentastellati nutrirebbero perplessità sul ddl per le unioni civili. Airola non avrebbe gradito né l’articolo, né le battute dei colleghi dem sul pezzo sottolineando di tenere molto all’approvazione della legge così com’è. Nel Pd, invece, secondo quanto si apprende, ci sarebbe una certa preoccupazione per come i senatori del M5S potrebbero comportarsi in sede di voto segreto.

Alfano intanto a “L’Aria che tira” su La7 ha commentato: “Un sì alla legge sulle unioni civili con i voti di Pd e Movimento 5 stelle sarebbe un fatto negativo e traumatico. Non credo che minacciare ad otto giorni dal voto la crisi, conoscendo anche le dinamiche parlamentari, sarebbe una mossa intelligente ed astuta”. “Nel momento in cui abbiamo fatto questo governo, guardandoci in faccia, io e Renzi ci siamo detti, ‘noi difficilmente troveremo un accordo sulle unioni civili, con grande coerenza lo abbiamo ribadito”. Ma “se tu butti in mezzo il governo fai un errore che neanche la grande Democrazia cristiana fece”.

Nel pomeriggio il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, ha convocato una riunione con i vari capigruppo (compreso quello del M5s) per mediare dopo lo scontro con la Lega Nord in Aula nelle scorse ore. “La riunione è stata molto positiva”, ha spiegato il dem Luigi Zanda, “e ha affrontato il dibattito con senso unanime di grande responsabilità. Si è deciso di costituire un gruppo di senatori di quei gruppi che intendono ridurre gli emendamenti ai quali sarà chiesto di valutare quanti e quali saranno ritirati”. Della ‘commissione’, per il Pd, è stato scelto Alessandro Maran. “Per la prima volta” da quando sono al Senato “c’è stata una discussione tra gentiluomini che vogliono far vedere che il Parlamento non è solo urla o canguri”, ha spiegato il capogruppo della Lega Nord, Gian Marco Centinaio, che ha confermato la volontà di ritirare il 90 per cento delle 5mila proposte emendative presentate a fronte della garanzia ricevuta circa il ‘taglio’ dell’emendamento canguro a firma Marcucci (Pd). Ma non solo: “Siamo disponibili a contingentare il numero dei voti segreti”, ha aggiunto. Anche il M5s, da quanto si apprende, si è schierata contro i voti segreti. “Mi sembra di vedere una convergente volontà di contenere il voto segreto per dare la garanzia al Paese di un dibattito nel merito”, ha confermato poi Zanda. Per quanto riguarda i tempi, lo stesso presidente dei senatori Pd ha annunciato che sarà chiesto al presidente del Senato, Pietro Grasso, di non fissare orario di chiusura per la seduta di martedì 9 febbraio, in modo da permettere la conclusione della discussione generale e poter iniziarie il voto agli emendamenti da mercoledì 10.