La Danimarca – che insieme ad Austria, Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia e Francia ha reintrodotto i controlli alle proprie frontiere per contrastare i flussi migratori provenienti dall’Europa dell’est – sequestrerà parte dei beni personali ai migranti che fanno richiesta di asilo per far fronte alle spese della loro accoglienza. Raggiunto il 12 gennaio l’accordo tra il governo e l’opposizione, per il sì definitivo dell’Aula era solo questione di tempo e oggi il Parlamento danese ha approvato le controverse norme sui richiedenti asilo, compresa la proposta di privarli di denaro e oggetti eccedenti il valore di 10mila corone (circa 1.350 euro) “per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio”.

La proposta, presentata dal governo a metà dicembre, ha suscitato aspre critiche in patria e all’estero, in quanto lesiva “della dignità umana delle persone alle quali viene applicata, tuonava il 15 gennaio il commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks, e ricorderebbe le spoliazioni dei nazisti ai danni degli ebrei deportati nei lager.
Ma l’esecutivo di destra guidato dal premier Lars Lokke Rasmussen, che si regge sull’appoggio esterno dello xenofobo Partito del popolo, si è difeso precisando che le misure previste mettono i migranti nella stessa condizione dei danesi senza lavoro, che per accedere al sussidio di disoccupazione devono vendere tutti i loro beni di valore superiori a 10mila corone (circa 1.350 euro). La Danimarca si aspetta di ricevere circa 20.000 richiedenti asilo nel 2016, rispetto ai 15.000 dello scorso anno.

Analogo provvedimento è stato adottato dalla Svizzera: Berna ha deciso di imporre ai rifugiati di consegnare fino a 1.000 franchi svizzeri (circa 900 euro) dei loro beni per pagare le spese di accoglienza. All’arrivo alla frontiera ai rifugiati viene consegnato un volantino nel quale è scritto a chiare lettere “di consegnare i propri beni in cambio di una ricevuta”.

“Le persone che hanno sofferto per scappare dalle guerre e messo le loro vite a rischio attraversando il Mediterraneo o camminando per migliaia di chilometri – il commento del portavoce dell’Onu Stephane Dujarric – devono essere trattate con compassione, rispetto e secondo tutte le norme stabilite nella convenzione sui rifugiati”.