La banca d’affari Jp Morgan pagherà 1,42 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso con Lehman Brothers, che la accusava di aver disinvestito miliardi di dollari nei giorni precedenti il fallimento del settembre 2008. Secondo le accuse di Lehman, che chiedeva risarcimenti per un totale di 8,6 miliardi, JpMorgan avrebbe approfittato di informazioni riservate di cui disponeva grazie al suo ruolo di “clearing bank”, chiedendo garanzie per 8,6 miliardi di dollari aggravando le condizioni di liquidità della banca d’affari e contribuendone al crac, il maggiore della storia degli Stati Uniti che ha contributo al collasso dell’economia mondiale.

A ottobre il giudice distrettuale Richard Sullivan aveva dato ragione a Jp Morgan, stabilendo che all’epoca non ha abusato del proprio ruolo per estrarre un profitto a spese dei creditori e che non aveva obblighi contrattuali che le imponessero di continuare a fornire liquidità a Lehman. Martedì 26 gennaio l’assicuratore Ambac Financial Group ha riferito che la stessa Jp Morgan pagherà alla società 995 milioni di dollari in contanti per risolvere controversie e contenziosi relativi ai mutui ipotecari.

L’accordo non risolve in toto il contenzioso, ma pone fine ad una “parte significativa” della partita, permette a Lehman di distribuire 1,496 miliardi di dollari ai creditori e di risolvere i problemi determinati dalla decisione di Jp Morgan di terminare la commercializzazione di migliaia di derivati dopo il crac. La banca fallita nel 2008 ha dichiarato di aver già versato oltre 105 miliardi di dollari ai creditori non garantiti.

“Il Settlement Agreement non è una risoluzione globale di tutte le questioni tra le parti, ma pone fine ad una parte significativa dei loro disaccordi”, hanno scritto gli avvocati di Lehman e dei suoi creditori nei documenti depositati in tribunale. “I compromessi previsti nell’accordo sono una soluzione giusta ed equa”, hanno precisato.