Il cancro, nonostante gli straordinari sforzi della comunità scientifica, rimane una sfida. Parte da questo punto fermo lo studio, pubblicato su Nature Genomics, che ipotizza la possibilità di prevedere lo sviluppo di un tumore applicando le leggi matematiche che, per esempio, studiano il comportamento di fenomeni naturali come le stelle o i fiumi. La ricerca potrebbe aprire la strada a terapie su misura, calibrate cioè in base alle caratteristiche dei singoli individui.

Il risultato si deve al gruppo dell’Istituto britannico per ricerca sul cancro di Londra, guidato dall’italiano Andrea Sottoriva. Sulla base dell’analisi genetica di un tumore, condotta su un frammento di tessuto prelevato con un biopsia, i ricercatori dimostrano che lo sviluppo di un tumore “segue le leggi naturali”. Questo, rileva Sottoriva, lo rende “teoricamente prevedibile, proprio come è possibile prevedere i movimenti di un corpo celeste”.

Poter disporre di modelli come questi è molto importante perché, per la prima volta, permetterà di distinguere le mutazioni pericolose da quelle passeggere, giovando d’anticipo sulle mosse del tumore, un po’ come in una partita a scacchi. Al modello, elaborato in collaborazione con l’università Queen Mary di Londra, i ricercatori sono arrivati dopo aver analizzato 323 di 904 tumori di 14 diversi tipi. Si è visto in questo modo, per esempio, che i tumori dell’intestino seguono un percorso simile a quello tipico dei tumori dello stomaco e di alcune forme di tumore del polmone.

Il modello teorico elaborato dai ricercatori indica che tutti i geni importanti per il cancro sono già presenti nel momento in cui la malattia comincia a svilupparsi, mentre le mutazioni successive sono essenzialmente passeggere e si accumulano seguendo lo schema della cosiddetta legge di distribuzione di Pareto, che descrive la distribuzione delle probabilità di un evento. È una legge utilizzata per analizzare molti sistemi fisici, chimici e biologici, compresi fenomeni naturali come il flusso della corrente del Nilo e la luminosità delle stelle. Il modello si è invece rivelato meno efficace con altre forme di tumore, come quelle di cervello e pancreas. Non si esclude comunque che in futuro modelli matematici più complessi riescano a fornire previsioni efficaci anche in questi casi.

L’articolo su Nature