Non ci vuole uno scienziato del diritto o del buon funzionamento della pubblica amministrazione per dire a questo punto una cosa semplicissima: basta, basta con i magistrati a braccetto con la politica, impiegati come consulenti o dirigenti dei vari dipartimenti e uffici e comitati e commissioni, dalla presidenza del Consiglio in giù, passando per ministeri, authority e ogni altro tipo di centro di potere comandato dalla politica. Questa commistione, questa confusione di ruoli, questo mettersi al servizio dei potenti di turno e dei loro vassalli, come bene illustra l’inchiesta di Ilaria Proietti, non giova al prestigio del potere giudiziario. Che, oltre ad “essere” -è doloroso doverlo ricordare a tanti prestigiosi magistrati- dovrebbe in ogni momento anche  “sembrare” indipendente rispetto agli altri due.

E questo è il punto. Girando per gli uffici dei piani alti del Potere, scorrendo gli organigrammi e i bollettini delle nomine dei vari dicasteri, l’impressione che troppi giudici e pubblici ministeri siano eccessivamente esposti all’abbraccio asfissiante dei vertici della politica è chiara e forte. Tanto da lasciare sospettare ai cittadini che la categoria nel suo complesso stia ormai rischiando di perdere quella immagine di indipendenza  e terzietà di cui necessità per guadagnarsi il rispetto degli italiani.

La preoccupazione e l’allarme potrebbero anche essere eccessive. Ma forse siamo ancora in tempo per fermare una pericolosa deriva ed evitare guai peggiori. Il Consiglio superiore della magistratura una qualche riflessione su questo tema pareva averla avviata nei mesi scorsi. Sono stati messi a fuoco alcuni aspetti importanti dei criteri che amministrano le autorizzazioni da concedere ai singoli per andare a svolgere lavori esterni e quei ruoli così delicati e così rischiosi per il prestigio della magistratura intera. Ma bisogna fare di più.

Il caso del procuratore di Arezzo chiamato a lavorare alla presidenza del Consiglio mentre delicate indagini sta svolgendo sullo scandalo della Banca Etruria è solo l’ultimo della serie. E non c’è bisogno di aggiungere molto circa le potenzialità devastanti di questa vicenda che da settimane sta pericolosamente coinvolgendo anche i vertici governativi. Essa ha già investito e scosso dalle fondamenta santuari del Potere come Bankitalia e Consob tirandoli in ballo per comportamenti e sospette omissioni che stanno facendo vacillare la fede dei cittadini onesti. A Palazzo dei Marescialli, ai vertici del Csm, organo di autogoverno della magistratura, il capo dello Stato Sergio Mattarella che lo guida, e il vice presidente Giovanni Legnini (insieme nella foto) che ne fa le veci, bene farebbero a raccogliere questa riflessione. E a mettersi al lavoro per cancellare magari definitivamente questo andazzo.

La Giustizia ha già troppi problemi con il suo arretrato, le sue lungaggini, le disperate attese dei cittadini. Si lascino lavorare giudici e pm sui fascicoli e le indagini. Basta con gli incarichi ministeriali e di sottogoverno. Si aboliscano queste possibilità. In modo che quello giudiziario sia davvero il terzo potere distinto dello Stato. Senza commistioni e senza confusioni con la politica. Se davvero ci tiene ancora al suo prestigio e al ruolo che la Costituzione gli assegna.

@primodinicola