L’ombra della prostituzione minorile e di rapporti omosessuali cala sulla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, dove un sacerdote di 44 anni è stato arrestato questa mattina dalla squadra mobile di Reggio Calabria. L’arresto è stato eseguito in un paesino della Piana di Gioia Tauro dove si sarebbero consumati gli abusi a carico dei minori. Non pubblichiamo il nome e il luogo dove si trova la parrocchia per rispetto delle vittime degli abusi.

Vittime tra le quali ci sarebbero anche i figli di personaggi legati alla ‘ndrangheta. È questo uno dei motivi che impone la massima riservatezza agli inquirenti che hanno messo sotto inchiesta il religioso. Le indagini sono state condotte dagli uomini di Francesco Rattà con il coordinamento del procuratore di Reggio Federico Cafiero de Raho.

Al sacerdote, rintracciato presso la canonica della sua parrocchia, è stato notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip che ha condiviso la ricostruzione della Procura. Manette ai polsi, l’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Arghillà in attesa dell’interrogatorio di garanzia. ​L’indagine ha preso il via da un controllo effettuato, nello scorso mese di marzo, da un equipaggio della Polizia di Stato che ha sorpreso l’indagato in compagnia di un minore, a bordo della sua autovettura, in un luogo appartato e poco frequentato.

Il prete aveva conosciuto il ragazzo in chat e si era presentato a lui con un nome falso. Interrogato dal pm Sara Amerio, il minore ha affermato di aver conosciuto il sacerdote pochi mesi prima, attraverso un’applicazione per smartphone, Grinder, che consente interazioni virtuali fra diversi utenti, attraverso scambi di immagini e messaggi di testo. Al giovane, il prete arrestato aveva riferito di essere un ricercatore scientifico di un paese della Piana di Gioia Tauro.

Dalle chat si è passati ai fatti. E così, su Whatsapp i due si erano dati appuntamento e il religioso avrebbe pagato 20 euro al ragazzo per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima dell’arrivo dei poliziotti.
Le successive indagini della sezione specializzata nel contrasto ai “delitti in pregiudizio dei minori e reati sessuali ” hanno consentito agli uomini del questore Raffaele Grassi di identificare il sacerdote. Le intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura hanno fatto il resto riscontrando pienamente le dichiarazioni rese agli inquirenti dalla giovane abusato.

Durante una perquisizione domiciliare eseguita nella canonica, gli investigatori della squadra mobile hanno sequestrato al prete numerosi files relativi ad immagini e video a sfondo omosessuale, anche autoprodotti, e numerose chat con richieste di incontri sessuali, con soggetti minori o con adulti. Alcuni di questi incontri sono stati consumati dal prete che era disposto anche a pagare per le sue serate con i ragazzini. Oggi il sacerdote è accusato di sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di minorenni. Tutti reati sui quali avrà modo di riflettere al chiuso di una cella del carcere di Arghillà.