Un ragazzo trasporta una carriola ricolma di sale. Un giovane guarda una saracinesca chiusa su una vetrina: attraverso le inferriate si legge solo la parola “lavoro”. Due mani sono incatenate, in segno di protesta, per la difesa dell’occupazione. Due impiegati di banca scrutano concentrati i monitor dei propri computer. Diverse situazioni, un solo filo conduttore: giovani e lavoro. E Giovani e lavoro in Italia è il titolo del concorso fotografico organizzato dallo studio di avvocati Limatola. I migliori venti scatti sono in mostra presso la sede dello studio a Milano, in via privata Cesare Battisti 2, fino al prossimo aprile.

Il concorso prevedeva due sezioni, una per fotografi professionisti e una per non professionisti. In entrambi i casi, nelle istantanee sono rappresentate le due facce del lavoro per i giovani italiani. Da un lato, c’è la fatica di trovare un’occupazione, la lotta per non perderla, la laurea ridotta a un “pezzo di carta”. Non a caso, gli ultimi dati Istat parlano di una disoccupazione giovanile arrivata ormai al 39,8%. Dall’altro, c’è la passione per il proprio mestiere, la cura dei particolari, il successo di chi ha realizzato le sue aspirazioni.

“Il lavoro è una lotta. Devi tenertelo stretto, con le unghie e con i denti, vivi nell’ansia, preghi perché vada tutto bene”. Barbara Fiore, 43 anni, è un’operatrice di call center di Palermo. Nella sua foto, Incatenati al diritto al lavoro, si vedono due mani legate da una catena. L’immagine è stata scattata un anno fa, durante una manifestazione dei lavoratori Accenture Outsourcing, un call center a rischio chiusura. I licenziamenti sono stati scongiurati con il ricorso a contratti di solidarietà, ma i dipendenti non si sentono ancora tranquilli.

C’è chi lotta per mantenere il posto, ma anche chi lotta per trovarlo. Emblematica è la fotografia di Lucia Antonelli, dove un ragazzo fissa la vetrina di un’agenzia interinale: tra lui e la scritta “lavoro” è calata una saracinesca. Il titolo è Lavoro sbarrato. “L’espressione vuole evidenziare tutti i diritti che questa parola comporta”, spiega la descrizione dell’autrice. Poi c’è la fotografia di Carlo Pellegrini, dove una studentessa universitaria, in un’aula vuota, fissa con intensità la camera. “Il mio lavoro è lo studio, – recita la descrizione dell’immagine – uno studio ansioso che ha lo scopo di ampliare la conoscenza, ma anche di superare gli esami per arrivare a quel pezzo di carta chiamato laurea”.

Ma il lavoro non è solo fatica e ansia. “Mi piace il mio mestiere. Nella mia fotografia, c’è tutta la precisione, la pazienza, la dedizione che questa attività richiede”. Tiziano Mammana è il vincitore della categoria non professionisti. Romano, 34 anni, è socio di un’azienda che si occupa di assistenza tecnica su biciclette di alta gamma. Nella sua immagine, un collega è intento a lavorare su una due ruote. “Siamo un Paese che non aiuta i giovani – ammette Tiziano – ma credo che chi si rimbocca le maniche, qualcosa trova. Nel mio caso, ho scelto un mestiere molto particolare, che richiede di specializzarsi in un preciso settore. E questo può dare una mano”.

Insomma, c’è anche chi ce l’ha fatta. Come il protagonista della foto Cuoco fuorisede: Davide Gianni, 25enne di Terracina (Latina), a 18 anni si è trasferito a Milano per inseguire il suo sogno. Dopo anni a fare i lavori più umili, oggi è chef in un bistrot milanese. “Lo apprezzo perché ha rivoluzionato la sua vita – spiega il fotografo Fabrizio di Nucci – Il trasferimento di Davide a Milano è stata una scommessa, ma alla fine ha superato le varie problematiche che noi giovani viviamo e ora è riuscito nel suo intento”.

David de la Cruz Sanchez, 34enne spagnolo, invece, ha vinto il primo premio della categoria professionisti con due fotografie. Una immortala un lavoratore agricolo nelle campagne piemontesi, l’altra ritrae la sua ragazza Laura che punta un forcone verso l’obiettivo, mentre alle sue spalle brucia un mucchio di paglia. “A Napoli gestiamo un orto urbano – spiega il fotografo – Il tema è quello del recupero del verde, dell’alimentazione sana, del guerrilla gardening. E’ una lotta per mangiare”.

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