La Leopolda cambia verso, la rottamazione si fa potere e le critiche all’azione del governo risultano sempre più indigeste alla nuova classe dirigente. A farne le spese Roberto Saviano, reo di aver chiesto le dimissioni del ministro Maria Elena Boschi a causa del conflitto d’interessi venuto alla luce nella gestione della crisi della Banca popolare dell’Etruria di cui suo padre è stato vice-presidente con annesso il decreto salva-banche in seguito al quale migliaia di risparmiatori hanno visto i loro risparmi volare via.

Le critiche contro di lui sono state pesanti e la sua reazione non si è fatta attendere. Come ha scritto su Facebook, “se il ministro rifiuterà di fornire spiegazioni, allora vorrà dire che nulla è cambiato. La Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi”. Parole che seguono di 24 ore il suo attacco contro l’esponente del giglio magico, protagonista a suo dire di un “problema politico enorme, dal quale un esponente di primissimo piano del governo del cambiamento non può sfuggire”. Il ministro Boschi in serata è intervenuto alla Leopolda: è stata accolta da un lungo applauso e dopo aver detto che le ricostruzioni sui motivi della sua assenza delle scorse ore sono “fantasiose”, ha deciso di non commentare la vicenda, ma di parlare di riforme.

Una presa di posizione che non è piaciuta ai maggiorenti del partito, ai membri dell’esecutivo e nemmeno ai peones che hanno visto nella polemica una ghiotta occasione di conquistarsi un posto al sole ingraziandosi i favori del capo Matteo Renzi e dei suoi più stretti collaboratori. Come Andrea Romano, ex Scelta civica oggi nel Pd, che affida al suo profilo Twitter tutto il suo sdegno: “Ho letto Saviano su Ministro Boschi: per un bravo scrittore perdere la creatività è terribile. Saviano torni a darci bei libri e riponga il mattarello“. Per il deputato democratico, il giornalista è “poco informato e molto pregiudiziale”.

Sulla sua stessa lunghezza d’onda il collega di governo Dario Franceschini che parla direttamente dalla kermesse della Leopolda della quale la Boschi è l’assoluta padrona di casa. Per il responsabile dei Beni culturali, quella di Saviano è “una sentenza senza fondamento”, emessa da una persona che utilizza la sua “autorevolezza acquisita in altri campi”, per colpire una “persona rigorosa e trasparente”.

E poi a cascata tutti gli altri. Da Matteo Richetti, a Valeria Fedeli, passando per Lorenzo Guerini e Davide Faraone, Roberta Pinotti e pure Angelino Alfano. Il concetto è sempre quello: si tratta di un attacco strumentale e di parole prive di fondamento. Cambiano invece gli insulti personali e Saviano da scrittore fallito diventa addirittura sciacallo. Come sostiene Laura Garavini che parla di speculazione sulla “drammatica vicenda come quella del suicidio di un pensionato”.

Una particolare menzione la merita Riccardo Nencini, viceministro dei Trasporti, che nella sua invettiva contro il “giustizialismo peloso” accusa il giornalista campano di scomodare persino la Bibbia “per far ricadere sui figli le responsabilità dei padri”.

Stefano Esposito va oltre e si inventa l’hashtag #civuolesensodelimite perché quel paragone fra la vicenda Boschi e il ben più noto conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi non è proprio piaciuto. “Un attacco pretestuoso, fuori tempo massimo e quel paragone col capo di Forza Italia è quasi ridicolo”, sentenzia l’ex assessore ai Trasporti di Roma.

C’è da dire che anche la minoranza del Partito democratico, riunita oggi a Roma in contemporanea con la manifestazione renziana, difende il ministro per il Rapporti con il Parlamento. “Il ragionamento di Saviano è giusto e condivisibile – sostiene l’ex segretario dem Pierluigi Bersani – ma le sue conclusioni sulla Boschi sono esagerate”. Usa la carta carbone Gianni Cuperlo che parla di conflitto d’interessi come “questione seria in termini di principio” e Roberto Speranza avvisa che “non è il momento di tirare freccette”.

L’unica voce a sostegno dello scrittore è quella del leader di Sel Nichi Vendola: “Non può essere una luce quando si esprime criticamente contro Berlusconi e poi essere un target per un linciaggio di basso livello quando dice parole impertinenti contro l’attuale potere”.

Il diretto interessato ringrazia, ma preferisce affidare a Facebook il suo pensiero: “Il Pd mi accusa di delirare quando chiedo le dimissioni del ministro Boschi, come se fosse lesa maestà chiederle di chiarire le troppe opacità del caso Banca Etruria”. E poi l’affondo finale: “Se il ministro Boschi dovesse rifiutare spiegazioni, restando al suo posto nonostante il pesante coinvolgimento della sua famiglia in questa gravissima vicenda che avrà probabilmente sviluppi giudiziari (come potrebbe non averne?), vorrà dire che nulla è cambiato, la Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi, e il Pd un’accolita che difende i malversatori a scapito dei piccoli risparmiatori”.