Il 22 novembre il Consiglio dei ministri del governo Renzi ha varato un decreto, il cosiddetto Salva banche, che attua la direttiva europea di salvataggio di quattro banche: Banca Popolare Etruria, Popolare delle Marche, Cassa di Risparmio di Chieti e di Ferrara. Applicando questo fondo di risoluzione ha azzerato le obbligazioni subordinate di 130 mila cittadini. Nel giorno in cui alla Camera iniziano le votazione agli emendamenti alla Legge di Stabilità, partendo proprio dal decreto salva-banche, i cittadini, in maggioranza toscani, si sono riuniti davanti a Montecitorio per manifestare il loro dissenso verso l’azione del governo (video). Accanto a loro il Movimento Cinque Stelle che con i loro portavoce in Parlamento sperano di annullare il decreto varato dall’esecutivo. «Il Presidente del Consiglio e la Ministra Boschi devono dare delle risposte» dice il senatore pentastellato Alberto Airola. E a rischiare lo stesso epilogo ci sono anche altre due banche venete, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «Il valore della azioni di Veneto Banca per chi volesse uscire è bassissimo» spiega il senatore veneto del Movimento Cinque Stelle Gianni Girotto. «In teoria può succedere di tutto»