Da un lato Sdl Centrostudi, una società di Brescia che dice di difendere cittadini e imprenditori dall’usura delle banche. E che grazie alle perizie sui conti correnti e le cause legali ha sviluppato un business multimilionario. Dall’altro il piccolo blog www.deborahbetti.it, una ex cliente scontenta che, dopo avere presentato una denuncia contro Sdl, da mesi descrive online quelli che ritiene i passi falsi della società. Come quello di avere firmato una serie di contratti che promettevano perizie effettuate grazie a un software dotato di una certificazione dell’università di Bologna, risultata però inesistente. Il blog sarà piccolo, ma ha un buon seguito. E così Sdl ha cercato di bloccarlo, chiedendo al tribunale di Milano un provvedimento d’urgenza per cancellare in via cautelare i suoi contenuti ritenuti diffamatori. Ma il giudice ha detto di no: il blog può rimanere aperto, perché i messaggi “nella loro genericità ed asprezza non appaiono pretestuosamente denigratori e sovrabbondanti rispetto al resoconto della vicenda personale e della sua negativa critica”.

Tra i post contestati da Sdl, anche quello in cui Betti commentava con un’irridente sfilza di “bla bla bla” il comunicato stampa con cui la società aveva annunciato un’azione civile da 50 milioni di euro contro ilfattoquotidiano.it. Causa che peraltro al nostro giornale non risulta essere mai stata intentata, ma che era stata promessa da Sdl in seguito a un articolo in cui si dava conto degli esposti presentati contro la società da alcuni ex clienti e del legame con l’università popolare di Milano, in precedenza diffidata dal ministero dell’Istruzione.

Il blog di Deborah Betti potrà dunque rimanere aperto. Il giudice Serena Baccolini, nell’esprimersi sulla richiesta a fini cautelari di Sdl, ha riconosciuto nei contenuti online “un legittimo esercizio del diritto di cronaca e critica”. E ha condannato la società al pagamento delle spese di lite per oltre 2.200 euro. Da Sdl fanno sapere di non volere rilasciare commenti su una vicenda che ritengono “tutt’altro che chiusa, visto che pende un reclamo al provvedimento davanti al tribunale di Milano”. In ogni caso il provvedimento del giudice si è aggiunto all’archiviazione avvenuta nelle scorse settimane della querela per diffamazione presentata da Sdl contro Gennaro Baccile, fondatore e presidente onorario dell’associazione in difesa dei consumatori Sos Utenti, una delle prime voci critiche a essersi alzata contro i metodi usati da Sdl.
Benché la società in tribunale abbia lamentato una “perdita progressiva di clientela” a causa del blog di Deborah Betti, gli affari continuano ad andare bene. I ricavi sono saliti nel 2014 a ben 46 milioni di euro, con un utile di 4,3. Parte dei proventi sono stati investiti nella sponsorizzazione del Mantova, la squadra di calcio della Lega Pro di cui a giugno è diventato socio e presidente il consigliere di Sdl Sandro Musso.

Un mese fa, poi, è stato chiamato alla presidenza della società bresciana un ex magistrato del tribunale di Monza, Piero Calabrò. Una mossa di sicuro effetto sul piano dell’immagine, che però non ha scoraggiato gli ex clienti scontenti. Alcuni di loro, come detto, hanno presentato in passato degli esposti in cui si parla di perizie poco attendibili, assistenza legale affidata ad avvocati con poca esperienza in diritto bancario e obblighi contrattuali non rispettati. Accuse che ora sono al vaglio del pm di Monza Salvatore Bellomo, che sul caso ha aperto un fascicolo di indagine. Ma quello che ora rischia di diventare caldo per Sdl è il fronte della giustizia civile. “Sono più di 50 le persone che mi hanno contattato – dice il difensore di Deborah Betti, l’avvocato Leonardo Rizzo, fondatore dello studio C.E.A.MI di Milano -. Per loro sto preparando una serie di cause congiunte contro Sdl”.

Twitter @gigi_gno – luigi.franco.lf@gmail.com

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Carissimo Direttore,
credo, innanzitutto, di dover continuare a darti del “tu”, evitando ipocrisie che contrasterebbero con le battaglie condotte insieme nel nome della Legalità e con la stima che ho per il tuo giornale, del quale sono un assiduo lettore. Proprio per questo mi permetto di chiederti la pubblicazione di questa lettera contenente precisazioni di varia natura attinenti l’articolo “Sdl Centrostudi, la società che dice di difendere dall’usura vuol censurare blog di ex cliente scontenta” firmato da Luigi Franco e pubblicato il 27.11.2015. Premetto che è ben lungi dalle mie intenzioni “censurare” la libera stampa, della quale tutti abbiamo un enorme bisogno, però credo che, proprio perché “libera”, ogni pubblicazione dovrebbe anche essere in un certo qual modo “completa” e, soprattutto, non preconcetta e aliena da contenuti diffamatori. In tale ottica, penso che ai Vostri lettori potrebbero, ad esempio, interessare le reali ragioni della mia scelta di accettare la presidenza di SDL Centrostudi.
Anziché scrivere che si è trattato di “una mossa di sicuro effetto sul piano dell’immagine” (in tal modo sanzionando il tutto come una mera operazione di facciata e dipingendo implicitamente il sottoscritto come un soggetto disposto a prestarsi a questo intervento di puro maquillage), da un pacato colloquio con me avreste potuto apprendere, a titolo meramente esemplificativo, che in poco più di un mese di operatività :
-ho già deliberato il cambiamento pressochè totale del management aziendale;
-ho messo in campo una squadra interdisciplinare di esperti guidata da un rappresentante dell’Associazione Nazionale dei CTU (i Consulenti Tecnici d’Ufficio dei Tribunali), che ha prodotto una nuova perizia “giuridico econometrica” idonea a venire incontro, con le 216 possibili soluzioni elaborate, a qualunque parametro, criterio e interpretazione legale e giurisprudenziale, evitando le negative ricadute di possibili cause perse;
-ho condotto e sto conducendo, in tutt’Italia, incontri con avvocati e collaboratori di ogni livello di SDL, allo scopo di verificare eventuali problematiche nel rapporto con clienti e consumatori e sollecitare l’adozione di pratiche e comportamenti improntati all’etica ed alla corretta esplicazione di un servizio delicato e, per certi aspetti, connotato da condizioni di incertezza legate all’assenza di uniformità nelle decisioni dei vari Tribunali interessati dal contenzioso contro le banche.
Quanto a quest’ultimo aspetto, credo di poterne essere buon testimone essendo il magistrato che, dopo ben 40 anni di giurisprudenza contraria della Corte di Cassazione, nel 1999 elaborò e depositò, com’è noto, la prima sentenza di merito (n.507/1999) che dichiarò illegittimo l’anatocismo (il calcolo degli interessi sugli interessi) operato fino ad allora uniformemente da tutte le banche italiane.
Probabilmente, però, tutto ciò non è idoneo a “fare notizia” o forse -mi perdonerai se formulo un pensiero insidioso- l’unica notizia appetibile sarebbe quella, invero trita e ritrita, dell’esistenza di un contenzioso riguardante il blog di tale Deborah Betti, peraltro tutt’ora sub judice e per il quale potrei utilizzare la metafora calcistica secondo la quale chi è in vantaggio alla fine del primo tempo eviti prudentemente di brindare prima di conoscere il risultato finale della partita (Milan-Liverpool ne è stato l’esempio eclatante).
Quando, poi, lo sviluppo di tale non-notizia è preceduto da una immagine contenente il titolo “Truffa Contrattuale”, comprenderai che il preteso scopo informativo è, a mio parere, ampiamente surclassato da un evidente intento diffamatorio.
Avendo, peraltro, incamerato dopo 36 anni di magistratura la dote della pazienza, credo di poter evitare il ricorso all’inflazionato uso della querela e di poter essere ancora disponibile a far conoscere a chiunque (compresa la stessa Deborah Betti, ma dubito che possa essere davvero intellettualmente disponibile a ciò) il nuovo corso di SDL e la prospettiva che potrà dare a chi, come i piccoli e i medi imprenditori ma anche le famiglie in difficoltà, oggi si trova nella condizione di dover subire dal sistema bancario comportamenti illeciti o, quantomeno, oppressivi.
Quanto al “libero blog” di Deborah Betti, nessuno intende operare censure di qualsivoglia natura: chiedere all’autrice di non diffamare un’azienda che dà lavoro a migliaia di persone e professionisti credo, però, sia ben altro e sia quantomeno doveroso, così come utile sarebbe, per i suoi lettori, apprendere dell’inutilità e della non attualità di espressioni denigratorie riguardanti persone che, oggi, non ricoprono più incarichi operativi in SDL.
Suggerisco, a tale proposito, a chi volesse fare del vero giornalismo d’inchiesta di porsi il quesito sulla non usualità di un simile modus operandi e sulla possibile esistenza di altre recondite motivazioni e di possibili altri ed interessati suggeritori : nel mio piccolo lo sto già facendo e, abusando nuovamente della metafora calcistica, credo di poter pronosticare … “risultati clamorosi”, dei quali vi terrò sicuramente edotti.
Con immutati affetto e stima
Piero Calabrò

Prendiamo atto dei chiarimenti che tuttavia non smentiscono quanto scritto. Per quanto riguarda le accuse su un nostro “evidente intento diffamatorio”, l’immagine citata è stata presa dallo stesso sito di Sdl Centrostudi.
Pg