“Il premier Manuel Valls nel 2012 ha rifiutato una lista dei jihadisti francesi in Siria”. A sostenerlo è Bernard Squarcini, ex responsabile dei servizi segreti interni (Dgsi), che, intervistato dal settimanale Valeurs Actuelles a proposito degli attentati del 13 novembre scorso a Parigi, ha rivelato di essere stato contattato dall’intelligence di Damasco, subito dopo aver lasciato il suo incarico a fine maggio 2012, grazie a un rapporto di fiducia consolidato nel tempo. In quell’occasione, ha detto Squarcini, gli proposero di fornire una lista di francesi impegnati nella jihad in Siria. Ma dai vertici dello Stato, a Parigi, sarebbe arrivato il niet a collaborare.

Squarcini, che oggi presiede una società di intelligence privata, molto attiva all’estero, ha parlato a ruota libera al settimanale, etichettato come di estrema destra e in genere molto ben inserito nel mondo dello spionaggio. Una volta ricevuta la proposta dei siriani, sarebbe andato da Manuel Valls, allora ministro degli Interni (e oggi premier), ma questo, assieme al presidente François Hollande, avrebbe deciso di non accettare. I siriani non chiedevano in cambio della lista dei combattenti francesi per l’Isis di ristabilire le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, ma di riallacciare delle relazioni fra i servizi segreti francesi e quelli siriani.

“Il loro rifiuto è stato giustificato esplicitamente da ragioni ideologiche – ha sottolineato Squarcini -. Fu un peccato, perché poteva essere il pretesto per ricominciare a lavorare insieme. E soprattutto identificare e controllare più efficacemente tutti i francesi che transitano tra il nostro paese e la Siria. Risultato: non si sa niente di loro e si perde molto tempo a chiedere informazioni ai colleghi tedeschi, che sono sempre rimasti sul posto, e a quelli giordani, russi, americani e turchi”.

Oggi vari esperti di intelligence a Parigi danno ragione a Squarcini: anche se il regime di Bashar al-Assad è ufficialmente infrequentabile, responsabile di centinaia di migliaia di morti, la Francia avrebbe dovuto fare prova di pragmatismo. E mantenere segretamente delle relazioni utili anche nella prevenzione degli attentati. “I servizi segreti sono fatti apposta per andare a nozze con il diavolo – sottolinea Alain Chouet, ex dirigente dell’intelligence esterna (Dgse) della Francia -. Non stiamo lì a parlare con le suore. Tutto questo deve restare segreto, così da non obbligare uno Stato a riconoscere un gruppo di terroristi o un governo con il quale ufficialmente non si vuole discutere”. “Se è con i governanti che si vuole parlare – continua -, ci sono le diplomazie per questo”. Chouet precisa, comunque, che “non so se mantenere una relazione con i servizi segreti di Assad ci avrebbe aiutato a evitare gli attacchi del 13 novembre”.

Altri, invece, hanno criticato le dichiarazioni di Squarcini. Rachida Dati, ex ministro della Giustizia, ai tempi di Nicolas Sarkozy, le ha trovate scandalose: “Se era in possesso di quella lista di jihadisti, doveva andare alla procura anti-terrorismo, esporsi in prima persona e consegnarla. Non si può venire a dire dopo che ‘ce l’avevo, ma non è stata presa in considerazione’. Trovo tutto questo irresponsabile, soprattutto in una fase come questa”.