“Nel frattempo io quell’operazione l’ho fatta, e quindi il mio credito ormai è come quello della Germania nei confronti della Grecia”. Così l’avvocato Giuseppe Vetrano, uno degli indagati nell’inchiesta che che vede indagato per induzione indebita il presidente della Campania Vincenzo De Luca, si rivolge a un interlocutore in una telefonata che viene intercettata il 20 luglio 2015, due giorni prima che venga resa nota alle parti la sentenza del tribunale civile che congela la sospensione del presidente della Regione per gli effetti della legge Severino. Poi, su quel “credito”, precisa: “Si deve vedere come si può esigere, perché è inesigibile… comunque domani ha la notizia”.

Vetrano – coordinatore per la provincia di Avellino della Lista Campania Libera a sostegno di De Luca – è considerato dalla Procura di Roma, a cui è approdato il fascicolo, un intermediario di Guglielmo Manna, marito del giudice Anna Scognamiglio, che faceva parte del collegio giudicante. Secondo l’accusa, Manna avrebbe minacciato De Luca di una sentenza sfavorevole, cosa che avrebbe fatto perdere all’esponente Pd la poltrona appena conquistata alle urne. Ed è anche l’uomo che ha frequenti scambi via sms con Nello Mastursi, strettissimo collaboratore di De Luca (dimessosi pochi giorni prima che l’inchiesta diventasse di pubblico dominio) “per la questione sanità di cui ti ho parlato”.

Nell’informativa della Squadra mobile di Napoli che l’indomani, 21 luglio, “Vetrano apprendeva da Brancaccio (un altro degli indagati, ndr), che a sua volta era stato informato da Manna (il marito del giudice Scognamiglio, ndr), del deposito della sentenza sul ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, sentenza che poi verrà resa nota alle parti il giorno successivo, 22 luglio 2015. Vetrano, appresa la notizia, si affrettava a comunicarla a Carmelo Mastursi (all’epoca capo della segreteria di De Luca in Regione, ndr), inviandogli un sms”.

In un’altra intercettazione è Guglielmo Manna a parlare, il 20 agosto, dopo che la sentenza favorevole è stata pronunciata, del presunto scambio “nomina contro sentenza favorevole”. Manna è in preda all’ira perché non ha ancora avuto quello che si aspettava: “Voglio una risposta, perché se mi dice vedremo, allora vedremo pure noi e vediamo chi si fa male però. Io non faccio il direttore generale e va bene, però tu non farai il presidente della Giunta regionale. Io perdo 5 tu perdi 100”. L’interlocutore è l’avvocato Gianfranco Brancaccio, uno degli indagati. Nella stessa conversazione Manna afferma che un giudice della prima sezione del Tribunale civile, Roberta di Clemente, “ha fatto in modo che ad Anna (Scognamiglio, ndr), tocca praticamente il ricorso” relativo alla sospensione di De Luca ex legge Severino.

Agli atti c’è anche una conversazione in cui De Luca parla di nomine sanitarie, oggetto del desiderio di Manna. “Ma questi non è che ne facciamo adesso niente”, dice il governatore il 6 agosto 2015, rispondendo a Enrico Coscioni, suo consigliere per la Sanità, che gli chiedeva lumi sulla scelta dei nuovi vertici di “Cardarelli, Ospedale del Mare, Napoli 1…”. I pm riportano la telefonata come conferma che il presidente della Campania intendeva rimandare le nomine a dopo le ferie estive.

“Ho fatto un investimento il 17 luglio (giorno della decisione del Tribunale, ndr) ma mi deve essere ancora ritornato. Non abbiamo avuto niente in cambio!”. Così, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in una intercettazione lo stesso Manna esprime il rammarico per non essere stato ancora ricompensato per il suo presunto interessamento a vantaggio di Vincenzo De Luca in merito al ricorso sulla sospensione.

Certo è che Manna e la moglie-giudice parlano fra loro dell’attesa sentenza su De Luca. Lo dimostra fra l’altro una conversazione contenuta nell’inchiesta.
Manna: “Mò l’11 che devi… l’11 pure devi fare la sentenza, no?”.
Scognamiglio: “L’11 devo fare l’altro pezzo no… ho un altro pezzo dell’ordinanza De Luca”.
Manna: mh.
Scognamiglio: “E che palle! Non finisce mai, sembra la storia infinita!”.
Manna: “Eh sì, sembra un puzzle”.
Scognamiglio: “Quasi!”.

Nelle conversazioni tra Manna e Brancaccio, il posto di direttore generale dell’Asl Avellino diventa la panchina di allenatore dell’Avellino. Così come la partita politica per le nomine della sanità campana viene paragonata a una partita di calcio dove “dobbiamo andare in goal prima”. “I due interlocutori – ricostruiscono gli inquirenti – nell’intercettazione del 20 agosto si accordano per inviare a Giuseppe Vetrano (politico avellinese, ndr) un messaggio tramite whatsapp contenente una metafora calcistica con cui chiedere quando si sarebbe proceduto alla nomina dell’allenatore dell’Avellino, alludendo verosimilmente – sottolineano gli inquirenti – alla già più volte agognata (da Manna, ndr) poltrona di dirigente generale dell’Asl avellinese”.

“Ma dell’allenatore dell’Avellino, se n’è parlato?” suggerisce di scrivere Brancaccio. “Perfetto, bravo sì!” risponde Manna. E ancora Brancaccio: “Hai novità per l’allenatore dell’Avellino?”. In un altro passaggio della conversazione è Manna a proporre a Brancaccio la metafora da usare nel seguente dialogo.

Manna: “Gli dici Geppì, guarda io ti ho scritto perché tieni conto che a settembre si gioca il secondo tempo della partita e francamente non vorremmo perdere! Oppure francamente vorremo vincere, vincere prima”.
Brancaccio: “Eh, bravo, vorremmo vincere prima!”
Manna: “Tu gli dici, caro Geppino, perché a settembre si avvicina il secondo tempo della partita”.
Brancaccio: “Dobbiamo andare in goal prima!
Manna: “E francamente vogliamo andare in goal prima! Questa volta andare in goal prima”.
Brancaccio: “Ah”.
Manna: “Gianfrà, dobbiamo essere più spietati“.