“Assolutamente sì, faceva parte dei patti”. Lo ha detto Silvio Berlusconi a Porta a Porta parlando del Patto del Nazareno e spiegando che nell’accordo con Renzi c’era “la modifica della legge Severino“. L’ex presidente del Consiglio invece precisa che la grazia da parte del Colle non era nell’accordo. “Ha mancato di rispetto – spiega l’ex presidente del Consiglio – alla parola data e questa è stata una cosa molto grave. Il patto con lui era quello di ridarmi l’agibilità politica dopo la condanna. Ma ciò non è avvenuto”. Ma appena le dichiarazioni arrivano in agenzia ecco le repliche del Pd, a partire da quella del capo del governo: “Forse è una delle sue barzellette – dice Matteo Renzi – ma non fa ridere. Io non ho mai promesso a Berlusconi una modifica della Severino. Probabilmente si confonde con l’altro Matteo”. All’ex capo del governo risponde anche il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, che è stato colui che accompagnò il leader di Forza Italia all’interno della sede del Partito democratico, nel gennaio 2014. “Berlusconi preoccupa – dice Guerini – Oltre a sbagliare le piazze e infilarsi in quelle della Lega Nord, sbaglia anche i patti, non so se apposta o perché le cose cominciano a sfuggirgli. Nessun Nazareno prevedeva modifiche alla Severino, il tentativo di intorbidare le acque, se non è una amnesia, è smaccato e puerile“.

E finisce che inizia l’estenuante ping-pong tra le parti, apparentemente senza fine. Renato Brunetta va contro Renzi: “Le barzellette le racconta Renzi. Le racconta ai suoi interlocutori, ai suoi compagni di partito, ai suoi alleati, al Parlamento, ai colleghi di governo. Ma che credibilità può avere Renzi che ha cambiato 18 volte e unilateralmente il Patto del Nazareno, quando afferma che nello stesso non c’era la modifica della legge Severino?”. A Brunetta risponde il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti: “Ma Brunetta di che parla? Se vuole , visto che non era presente alle riunioni , glielo racconto io cosa diceva Berlusconi di lui…”. Il deputato Ernesto Carbone, Pd, peone renziano, non rinuncia gettarsi nella mischia: “Il povero Brunetta pontifica di Nazareno, quando neanche era invitato alle riunioni. Se lo faccia raccontare da chi c’era, visto che lui non era invitato neanche dai suoi”.

Qui si arriva, però, quasi al comico. Perché dopo la difesa valorosa di Brunetta, arriva la precisazione di Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia. “Il presidente Berlusconi non ha mai inteso sostenere che la modifica della Legge Severino o di qualunque altro provvedimento che incidesse sulla sua condizione giudiziaria fosse inclusa nel Patto del Nazareno” spiega. Per la deputata “quell’accordo, che come è noto non consisteva in un contratto ma in una serie di accordi politici, comportava evidentemente la legittimazione reciproca delle forze che lo avevano promosso”. Piuttosto, continua, “la logica del patto del Nazareno era quella di un lavoro comune sulle regole e sulle garanzie: nel momento in cui questo spirito è venuto meno da una delle due parti, il PD di Renzi, è caduto il presupposto su cui tutto il resto si basava”. Tutto questo anche se le parole di Berlusconi da Vespa erano apparse chiare: “Assolutamente sì, faceva parte dei patti”.

A prescindere dal punto di merito, ad ogni modo, pare finita quella che fino a qualche tempo fa appariva come una sorta di luna di miele tra i capi dei due poli tradizionali, centrosinistra e centrodestra: “Renzi non è un uomo di sinistra – continua Berlusconi – tant’è vero che gli uomini della sinistra portano verso di lui un sentimento negativo perché pensano che con un gesto di destrezza gli ha sottratto il partito e ora alla guida c’è un vecchio Dc seppur giovane di età”. Ma il presidente del Consiglio sembra talmente nei suoi pensieri che a un certo punto confonde il suo nome con quello del segretario della Lega Nord: “Chi si vuole aggiungere è il benvenuto. Ci siamo noi tre, la grinta la porta Matteo Renzi, la determinazione la Meloni e io la creatività“. Un lapsus poi corretto così, dopo la sottolineatura di Bruno Vespa: “E’ tanto che manco dalla tv, sono un po’ in confusione…”.

Certo, Forza Italia voterà “certamente sì” all’abolizione dell’Imu sulla prima casa: “Noi però voteremo contro la legge di stabilità nella sua totalità”. “Renzi – prosegue Berlusconi – sta copiando i nostri punti, ma male, la proposta del ponte sullo Stretto è assurda perché si parla solo della ferrovia mentre con qualche spesa in più si fanno i passaggi delle auto, della luce e dell’acqua”. “Per il contante – aggiunge ancora – pensavamo di portarlo alla media Ue che è di 6mila euro, lui lo porta a 3.000 e non è detto che ci riesca visto che la sinistra è contraria”.

L’ex leader di Forza Italia insiste: “Sono convinto – dice – che alle prossime politiche possiamo puntare al 51% degli italiani perché il 55% degli italiani ha deciso di non andare a votare perché disgustati dalla politica e da questi politici. Quindi con un programma preciso e parlando con chi non è andato a votare noi con una grande crociata per la democrazia riusciremmo a convincere le persone e portarle a votare”. E cerca di convincere i delusi di centrodestra prospettando le ipotesi alternative: “Con questa legge elettorale al ballottaggio vanno il Pd e M5s e secondo i sondaggi vincono i Cinque stelle ed è un pericolo grave per gli italiani e l’Italia”.

Tra le altre cose – tante – che dice Berlusconi c’è anche un ritorno al comizio di Bologna, alla manifestazione organizzata dalla Lega Nord, la cui prestazione dell’ex Cavaliere era stata così così: “Non è vero che ci sono stati fischi. Ero tranquillo, ho fatto un intervento in cui anticipato il programma da cui ho avuto un primo sì di massima da Fdi e Lega. Era necessario essere lì perché dopo anni che avevamo seguito strade diverse dovevamo dare un segnale di compattezza preceduto in Parlamento da una riunione dei capigruppo che hanno deciso di esser uniti nell’opposizione al governo”. Quanto al leader della coalizione “vedremo proseguendo nel tempo”, l’importante è “che il centrodestra si sia ricompattato” e eventualmente “le primarie sono la risoluzione finale quando non c’è accordo”. E a Vespa che gli dice scherzando di non mettere la mano dentro la bocca della verità, l’ex premier risponde: “Io non ho mai detto una bugia, ho sempre detto agli italiani la verità”.