Novanta minuti sulle montagne russe. Sotto di due gol, poi sopra di due, alla fine di nuovo pari sul 4-4. E quando la Roma scende dalla giostra della BayArena le resta in mano solo un punto, comunque prezioso ai fini della qualificazione, ma tanti rimpianti. Oltre a un vago senso di stonamento per un match giocato a ritmi folli e senza alcun criterio tattico, in cui entrambe le difese hanno fatto da sparring partner agli attacchi avversari. Non bastano una doppietta di capitan De Rossi, una magia del solito Pjanic e il sigillo di Iago Falqué a piegare il Leverkusen e raddrizzare una partita nata storta. Negli ultimi cinque minuti i ragazzi di Garcia incassano due gol sanguinosi e sprecano un’occasione d’oro per mettere in discesa la strada verso gli ottavi di finale. La qualificazione è ancora possibile, ma ora bisogna vincere la gara di ritorno all’Olimpico col Bayer.

Succede tutto e di più per colpa e meriti delle due squadre, brave ad attaccare gli spazi, disastrose quando si tratta di difenderli. Il Bayer è famoso per il suo pressing feroce e dimostra subito perché. Garcia sceglie Rudiger in difesa (forse anche per la sua esperienza di calcio tedesco) e Torosidis terzino destro, per schierare De Rossi e Florenzi più avanzati. Scelte discutibili. Proprio il terzino greco è il protagonista negativo dell’episodio che mette in salita la gara: è appena il terzo minuto quando un braccio largo in area sul cross di Calhanoglu vale un rigore tanto ingenuo quanto evidente, che il Cicharito Hernandez trasforma nell’1-0. La Roma prova anche a reagire, ma come già in Bielorussia contro il Bate l’atteggiamento della squadra di Garcia è sconcertante.

Prima del 20’ lo svantaggio è già doppio: Digne perde palla, Rudiger è totalmente fuori posizione e tiene in gioco Hernandez. Il messicano ha il tempo di stoppare, sbagliare addirittura una prima volta centrando Szczesny, quindi ribadire in porta il 2-0. I giallorossi sbandano, vedono i fantasmi di Borisov e dell’eliminazione. Ma due episodi li rimettono in partita: la zampata in mischia di De Rossi (secondo gol consecutivo dopo quello di sabato con l’Empoli) che accorcia le distanze. Ancor di più, la svista dell’arbitro ungherese Kassai, che grazia Nainggolan, già ammonito per simulazione (netta), da espellere per un fallaccio a centrocampo (altrettanto netto). Così De Rossi, sempre da calcio piazzato, può segnare il 2-2, stavolta addirittura di ginocchio. Riequilibrato il punteggio, la Roma si scrolla di dosso dubbi e timori. Continua a soffrire il pressing avversario, ma quando attacca (e lo fa spesso) domina. Anche perché la retroguardia tedesca è tutt’altro che imperforabile.

La ripresa si apre con Gervinho che conferma tutti i suoi limiti e virtù: parte dalla trequarti, si beve la difesa, poi sparacchia malamente addosso a Leno. Dopo otto minuti la rimonta è già completata. Grazie al destro fatato di Pjanic, per cui quest’anno una punizione dal limite vale come un rigore. Contro la Juve, contro l’Empoli o contro il Bayer il risultato è sempre uguale: portiere impietrito, palla nel sette. Il Bayer si ributta in avanti, ma adesso quasi non oppone più resistenza alle ripartenze ospiti. Una galoppata di Florenzi esalta i riflessi di Leno, Iago Falqué colpisce la traversa in tap-in di testa, poi assistito da Gervinho firma il 4-2. Sembra fatta e di nuovo ci si inganna: un capolavoro dello sloveno Kampl (mancino a giro all’incrocio) rimette tutto in discussione. Un minuto dopo Wendell sfonda a sinistra e sul cross basso Mehmedi fa 4-4. Da non crederci. La giostra probabilmente continuerebbe a girare impazzita, se il tempo non fosse scaduto. Infatti in pieno recupero Hernandez sfiora il clamoroso 5-4 in contropiede. Poi l’arbitro fischia la fine, ed è quasi un sollievo. C’è una notte per riprendersi dalle emozioni della BayArena e tenersi stretti un punto che comunque lascia aperte tutte le porte per gli ottavi di finale. Poi da domani Garcia dovrà riflettere su tutto ciò che a Leverkusen non ha funzionato. E dall’approccio alla partita ai movimenti difensivi, passando per alcune scelte di formazione e l’incapacità di gestire il risultato, non sono dettagli da poco.