“Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua”. Si è aperta con le dichiarazioni spontanee di Erri De Luca l’ultima udienza del processo di primo grado in corso a Torino in cui lo scrittore napoletano è accusato di istigazione a delinquere per alcune interviste del 2013 in cui sosteneva che “la Tav Torino-Lione va sabotata“.

Prima che il giudice Immacolata Iadeluca si ritirasse in camera di consiglio per decidere la sentenza (attesa per le 13), De Luca si è rivolto all’aula definendola un “avamposto affacciato sul presente immediato del nostro Paese”. “Anche se non fossi io lo scrittore incriminato – ha aggiunto – sarei comunque qui dove si sta compiendo un esperimento, un tentativo di mettere a tacere parole contrarie”. De Luca ha rivendicato le sue parole sul Tav e si è detto convinto di essere “incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 che considero superato dalla successiva stesura della costituzione. Sono in quest’aula per sapere se quel testo e in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della costituzione”.

“Ciò che è costituzionale – ha proseguito lo scrittore – si decide e difende in luoghi pubblici come questo, come le scuole, le prigioni, i luoghi di lavoro, le frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Si decide al piano terra della società”. Quanto alle accuse, ha osservato di “essere incriminato per aver usato il termine sabotare, un termine che considero nobile, perché praticato da figure come Ghandi e Mandela, e democratico. Sono disposto a subire la condanna penale – ha concluso – ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana. Si incrimina il sostegno verbale a un’azione simbolica“.

In aula sono presenti i suoi due avvocati Gianluca Vitale e Alessandra Ballerini, oltre ai pubblici ministeri AndreaPadalino e Antonio Rinaudo che nella scorsa udienza hanno chiesto una condanna a otto mesi. L’avvocato Alberto Mittone rappresenta invece la società italo-francese Ltf che all’epoca delle interviste di De Luca aveva in gestione in cantiere e si è costituita parte civile. Presenti anche una cinquantina di No Tav tra cui uno dei leader, Alberto Perino. Per lo scrittore era stato sottoscritto un appello da oltre 65 personalità dello spettacolo internazionale, ma finora nessuno ha presenziato in aula. De Luca, a margine del processo, ha voluto però denunciare “l’assenza” di molti scrittori e intellettuali italiani, “che si sono presi la responsabilità della loro assenza”. “La società civile, a cominciare dai miei lettori, mi ha invece sostenuto fin dall’inizio con centinaia di letture pubbliche. Loro – ha concluso – non mi hanno mai abbandonato”.

Secondo il giornale d’oltralpe Journal Du Dimanche – che ha intervistato lo scrittore alla vigilia della sentenza, come riporta l’Huffington post Francois Hollande ha chiamato personalmente il premier italiano Matteo Renzi per spingerlo a concedere un atto di clemenza nei confronti di De Luca. Circostanza smentita seccamente da Palazzo Chigi.