Ci sono volute più di 14 ore di lavoro, una notte intera di trattativa, ma alla fine si è aperto uno spiraglio per i lavoratori della Cisa di Faenza, storico marchio di chiavi e serrature, un tempo italiana e oggi in mano alla multinazionale americana Allegion. A giugno, la proprietà aveva annunciato la volontà di dismettere alcune sedi produttive, dichiarando contemporaneamente 258 esuberi per lo stabilimento di Faenza e altri 20 per quello di Monsanpolo del Tronto, nell’ascolano. Ora però la prospettiva potrebbe cambiare. All’alba di mercoledì 30 settembre, infatti, è stata raggiunta un’intesa tra i vertici dell’azienda e i sindacati, seduti insieme ai rappresentanti istituzionali intorno al tavolo del Ministero per lo sviluppo economico. Si tratta di un bozza di accordo, da sottoporre al vaglio degli operai.

I dettagli li spiega la Fiom in un comunicato, ma i numeri sono decisamente diversi rispetto a quelli di cui si parlava inizialmente. E vengono messi in programma anche una serie di ammortizzatori e bonus. “L’ipotesi di accordo raggiunta prevede il ritiro dei licenziamenti e il ricorso alla mobilità volontaria e incentivata, con l’erogazione di una quota salariale pari a 30 mensilità per un massimo di 130 lavoratori da ricercare su un bacino di 400”. Inoltre, è prevista la cassa integrazione per riorganizzazione, per un periodo minimo di 12 mesi, prolungabile fino a 24 . “Chi – specifica ancora la Fiom – andrà in cassa integrazione, per la quale sarà attivato un meccanismo di rotazione, avrà un’integrazione mensile di 400 euro. Al termine della cassa integrazione, e anche successivamente al piano di riorganizzazione, l’azienda non licenzierà”.

Arrivare a quest’ipotesi di accordo non è stato semplice. La trattativa, iniziata alle 16 di martedì, e si è prolungata fino alle 6.30 del mattino successivo. “Lunga e molto complessa” l’ha definita Bruno Papignani, segretario regionale della Fiom. “È chiaro che se da un lato con l’accordo si espande l’attività di ricerca, dall’altro ne soffre l’attività produttiva. Non c’è quindi da esultare, in quanto si tratta di un accordo difensivo che, tuttavia, tutela i lavoratori ed esclude in modo assoluto che anche solo un lavoratore venga licenziato. Il piano industriale presentato dall’azienda, pur modificato a più riprese nel corso del negoziato, non è stato da noi condiviso. La nostra azione si è concentrata nella difesa dei lavoratori e di una realtà che avesse ancora un senso dal punto di vista industriale.Queste ultime quindici ore di trattativa presso il ministero dello Sviluppo economico – ha poi concluso – hanno visto momenti di forte tensione e il rischio di una rottura che avrebbe portato l’azienda ad aprire unilateralmente la mobilità per 258 lavoratori”.

Ora l’ultima parola spetta agli operai, chiamati a decidere dopo un’estate di attesa, cortei e manifestazioni. Venerdì 2 ottobre infatti la bozza sarà presentata in assemblea a Faenza, in vista poi del voto, previsto invece per la settimana prossima.