“Le sue parole hanno un peso determinante sul movimento No Tav”. La procura di Torino ha chiesto otto mesi di condanna a Erri De Luca, l’autore napoletano imputato di istigazione a delinquere per aver detto che “la Tav va sabotata” all’Huffington Post il 1 settembre 2013 e all’Ansa pochi giorni dopo.

“Gli ricordo quello che scrisse Primo Levi”, ha detto il sostituto procuratore Antonio Rinaudo nel corso della requisitoria di fronte al giudice Immacolata Iadeluca. E cosa diceva Levi? “Abbiamo una responsabilità, finché viviamo. Dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno”. Per questo, secondo il pm, “c’è una responsabilità diretta tra chi parla e la parola che pronuncia. Allora è evidente che la libera manifestazione del pensiero, di fronte a una manifestazione che ha un contenuto intrinseco di illiceità come istigare, non può trovare una tutela”. 

Le dichiarazioni di De Luca (difeso dagli avvocati Gianluca Vitale e Alessandra Ballerini) erano arrivate dopo l’allarme lanciato dall’ex procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli sul rischio terroristico in Val di Susa in una stagione di attacchi e sabotaggi al cantiere dalla Tav Torino-Lione e alle aziende coinvolte nei lavori. “Ci furono attacchi sempre più violenti dal gennaio 2012 sino all’agosto 2013, con l’episodio clou dell’attacco del 13 maggio al cantiere”, ha ricordato il pm Rinaudo. Poi il 31 agosto c’erano stati gli arresti di alcuni antagonisti diretti in Val di Susa: sulla loro auto erano state trovate bottiglie e cesoie. All’indomani l’autore napoletano, intervistato dal sito diretto da Lucia Annunziata, aveva affermato che le cesoie servivano a tagliare le reti e che sabotare il cantiere fosse giusto. Allora la Lyon-Turin Ferroviaire (Ltf), l’azienda committente dei lavori preliminari, lo aveva denunciato.

Ne è sorto un processo alla parola e lo si è visto quando il sostituto procuratore si è soffermato a lungo anche sulla definizione di “sabotaggio” e “sabotare” leggendo le definizioni tratte dal sito della Treccani. “C’è sempre un riferimento a un nemico e non dimentichiamo come viene visto in valle il cantiere della Torino-Lione”, ha spiegato il pm che ha fatto un excursus storico sul sabotaggio, dal luddismo alle definizioni dell’anarchico francese Emile Pouget, fino agli ultimissimi scritti e manuali anarchici sul tema. “C’è sempre un’accezione di violenza”, ha sottolineato il magistrato cercando di smentire le definizioni fornite da Erri De Luca nelle interviste successive. Il pm ha anche aggiunto che le parole di uno scrittore di fama internazionale hanno un’influenza maggiore di quelle di un quivis de populo, uno qualunque: “Quando il signor De Luca parla, le sue parole hanno un peso specifico rilevante, soprattutto sul movimento No Tav, soprattutto sui destinatari”.

Poi è arrivato al dunque: “Abbiamo poi un elemento tranciante sul quale non possono esserci equivoci”, ha detto alzando la voce. È l’articolo 508 del codice penale che “definisce il termine sabotaggio e ci dice cos’è sabotare”. Per questo: “Ritengo che nessun dubbio possa sussistere sul fatto che Erri De Luca avesse chiaro il concetto a cui voleva riferirsi”, motivo per cui la procura ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione.

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