Tra gli stand dell’Enada di Roma, la fiera nazionale del gioco, ci sarà anche la Starvegas di Guendalina Femia. La figlia di Nicola “Rocco” Femia, arrestata assieme al padre nell’ambito dell’inchiesta Black Monkey, per la quale ora è a processo. La stessa Guendalina è stata condannata nei giorni scorsi a San Marino, assieme al compagno Giannalberto Campagna, a 4 anni e mezzo di carcere per riciclaggio di denaro. Riconducibile, secondo l’accusa dei pm sammarinesi, alle presunte attività di traffico d’armi e stupefacenti del padre. A renderlo noto è il Gruppo dello Zuccherificio, associazione impegnata da anni nella lotta all’illegalità a al gioco d’azzardo. “Siamo stupefatti – racconta Massimo Manzoli, fondatore del Gruppo – fino a qualche settimana fa pensavamo che la Starvegas avesse cessato le attività, e invece non solo ha presentato una nuova slot machine, Le sirene, ma compare tra gli espositori di Enada 2015″. Che si terrà nella Capitale dal 13 al 15 ottobre 2015.

Starvegas, in realtà, è il nome di più di una società. Il 23 gennaio del 2013, nell’ambito dell’indagine Black Monkey, la maxi-inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna e della Guardia di finanza che ha portato alla luce un’associazione a delinquere che truccava video poker in tutta Italia e gestiva un sistema di giochi online senza autorizzazioni, con tanto di botte, estorsioni e minacce di morte (come quelle al giornalista Giovanni Tizian) per chi tentava di intralciarne gli affari. Allora 29 persone furono arrestate. Tra queste Nicola Femia – a capo, secondo i pm bolognesi, di una associazione a delinquere di stampo mafioso legata alla ‘ndrangheta – e i figli, Rocco Nicola Maria e Guendalina. Alla ragazza, mamma di una bambina che all’epoca aveva 3 mesi, furono concessi i domiciliari e tornò a vivere nella villa di Conselice. Successivamente, anche Rocco Nicola Maria e il compagno di Guendalina, Giannalberto Campagna, furono scarcerati.

Poi, nel settembre 2013, Guendalina Femia fondò (socia unica) una nuova impresa individuale, specializzata nel settore del gioco, la Starvegas, con sede, appunto, a Conselice, nella villa citata nell’ordinanza Black Monkey. Il caso venne denunciato dal Gruppo dello Zuccherificio, e dopo un articolo pubblicato sul sito dell’associazione, intervennero le istituzioni: l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana e il Comune di Conselice disposero la chiusura della società, sulla base delle informative antimafia della Prefettura di Ravenna (dove Starvegas era iscritta nel registro delle imprese).

Guendalina Femia presentò, a dicembre 2014, ricorso al Tar contro la chiusura della società, ma il tribunale lo respinse. “Parallelamente – ricostruisce sempre il Gruppo – a febbraio dell’anno scorso, sempre a Conselice, e sempre nella stessa sede della Starvegas, viene iscritta nel registro delle imprese la nuova Starvegas S.r.l.s con socio e amministratore unico Ioan Roxana Gabriela, compagna di Rocco Maria Nicola Femia, almeno fino alla chiusura delle indagini (non imputata in nessun procedimento)”. Anche in questo caso, l’attività, avviata ufficialmente il 27 marzo 2014, è la “produzione e relativa vendita di apparecchi automatici da intrattenimento, produzione, progettazione ed assistenza schede da gioco”.

A marzo di quest’anno, però, il deputato di Sel Giovanni Paglia ha portato il caso in Parlamento, presentando un’interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Successivamente – spiega Manzoli – la Starvegas di Guendalina Femia ha cessato l’attività in data 13 maggio 2015, mentre la Starvegas S.r.l.s ha spostato la sede legale a Milano, e risultava essere inattiva”.

Almeno fino a oggi. Sul sito della Starvegas S.r.l.s, che ora ha sede operativa a Lugo di Ravenna, infatti, è pubblicizzata la nuova macchinetta da gioco, Le sirene, e anche la partecipazione a Enada 2015, con tanto di mappa del padiglione dove la società esporrà. Mentre sul sito web di Enada, tra gli espositori, non figura la Starvegas S.r.l.s, ma la Starvegas di Guendalina Femia. “Chiaramente – commenta Manzoli – Nonostante i processi a carico e le prime sentenze di condanna non si fermano le attività imprenditoriali legate al gioco d’azzardo della famiglia. Sembra che la morale, in Italia, sia sotto i tacchi. A questo punto auspichiamo, come accaduto in passato, un intervento istituzionale”.