Ahmed Mohamed è stato prelevato dalla sua aula e portato via in manette perché in possesso di un dispositivo elettronico sospetto. Ora rischia un’accusa per aver realizzato una “finta bomba”. La sindaca della città di Irving è conosciuta per le sue posizioni islamofobe.

Nell’immaginario del terzo millennio, gli adolescenti che “pasticciano” con circuiti integrati e dispositivi digitali vengono guardati con una certa simpatia. Anzi: rappresentano ormai una sorta di icona, di solito associata con la figura del giovane brillante che dà sfogo alla sua creatività ed è destinato a un luminoso futuro. Se il ragazzino in questione è di origini sudanesi, però, rischia di finire in manette con l’accusa di aver fabbricato una bomba. È quanto è successo lunedì scorso nella città di Irving, in Texas.

Protagonista della vicenda è Ahmed Mohamed, quattordicenne appena sbarcato al liceo e appassionato di elettronica. Alle scuole medie, secondo quanto riporta il Dallas Morning News, Ahmed faceva parte di un club dedicato alla robotica e sperava di poter coltivare la sua passione anche alle scuole superiori. Di qui l’idea di portare in classe un orologio artigianale assemblato in una manciata di minuti la sera prima, inserendo all’interno di una scatola portapenne un display digitale, una batteria, qualche circuito stampato e l’ologramma di una tigre. Quando la sveglia ha suonato durante una lezione e l’insegnante ha chiesto ad Ahmed di mostrarle cosa avesse prodotto il suono, lo studente è sprofondato in una situazione kafkiana.

Dopo aver subito il sequestro del dispositivo, il ragazzo è stato convocato nell’ufficio del preside dove lo attendevano cinque poliziotti che hanno cominciato a bombardarlo di domande, chiedendogli se avesse cercato di costruire una bomba. Nonostante i tentativi di spiegazione, il giovane è stato portato fuori dall’edificio in manette e trascinato fino alla centrale di polizia per proseguire l’interrogatorio.

Secondo quanto dichiarato dalla polizia, rischierebbe comunque un’accusa per aver fabbricato una “finta bomba”. Una vicenda surreale, che il Comitato per i rapporti tra americani e musulmani ha indicato come un segnale del clima che si respira nella contea di Dallas. Non è la prima volta, infatti, che la città di Irving si distingue per le politiche discriminatorie nei confronti dei cittadini musulmani. La sindaca di Irving Beth Van Duyne in passato si è resa protagonista di uscite decisamente xenofobe, sostenendo nei suoi discorsi che la minoranza religiosa islamica stesse complottando per sovvertire le leggi americane.