“Quella diga non doveva essere aperta”. Sono in molti nel Piacentino che, il giorno dopo l’alluvione che ha spazzato la Valtrebbia e la Valnure, se la prendono con la diga del Brugneto e con chi, da Genova (alla quale compete la gestione) ha deciso nella notte tra il 13 e 14 settembre di aprire le paratie e sfogare l’immensa massa d’acqua attraverso i fiumi. Ieri a causa dell’alluvione un uomo è morto, mentre nel pomeriggio di oggi è stato trovato il cadavere di uno dei due dispersi a 1 km a Nord della frazione Biana, non distante dal luogo dove è stata trovata la carcassa del fuoristrada. Si tratta di padre e figlio che percorrevano una delle strade travolte dal fango nelle scorse ore. Poco prima dell’incidente il più giovane aveva scritto su Facebook: “Terrore.. ho rischiato di essere travolto dal torrente Nure”.

Nell’occhio del ciclone è finito il Consorzio di Bonifica, attaccato da più parti. Duri in merito i vertici di Confedilizia, che hanno definito quanto accaduto “la disfatta di questo tipo di gestione”. E hanno aggiunto in una nota: “La provincia è tutta allagata e infangata e il Consorzio di bonifica tassa tutti. Con la compiacenza di diverse associazioni di categoria (che mantengono loro esponenti nella dirigenza: Confindustria, Confcommercio, Confartigianato) e di parte della stampa locale. La classe dirigente latita al proposito, come per il resto: Piacenza pare una provincia in disarmo. Ma il sistema di difesa idraulica basato sui Consorzi di bonifica proprio non funziona. E per il resto, ci vuole un sussulto d’orgoglio, contro le cartine fumogene che vengono per tornaconto diffuse”.

Parole di fuoco, alle quali si sono associate quelle degli esponenti della Lega Nord piacentina. Il primo a puntare il dito contro la gestione della diga del Brugneto è stato il dirigente del Carroccio, Giampalo Maloberti: “Fino a ieri i fiumi era asciutti, com’è stato per tutta l’estate e oggi abbiamo l’acqua in piazza – ha detto il leghista, che abita a Rivergaro, tra i paesi più colpiti dalla furia del Trebbia – e questo a causa della mala gestione della diga. Avevamo chiesto un maggiore rilascio per irrigare i campi ma non ci hanno ascoltato. Ora quando la diga si è riempita qualcuno ha pensato bene di farla sfogare in modo abominevole. Bisogna chiedere i danni a Genova”. A lui si è affiancato il consigliere regionale della Lega, Matteo Rancan: “Chiediamo accertamenti sulla gestione del bacino idrico del Brugneto e attendiamo di avere notizie ufficiali sulla presunta apertura, che secondo alcune ricostruzioni avrebbe provocato la prima catastrofica onda di piena. Se ciò fosse confermato, sarebbe un fatto molto grave”.

Nel frattempo, in mattinata, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, in visita nel palazzo della Provincia ha annunciato: “Matteo Renzi sarà a Piacenza entro domenica”. E ha assicurato lo stanziamento di 2 milioni di euro e la richiesta dello stato di calamità. Ma intanto è un po’ in ogni realtà colpita tra Valnure e Valtrebbia che sta montando la protesta. A Farini, tra i Comuni maggiormente devastati dall’alluvione, il consigliere comunale Marco Gambazza, che con la sua lista civica era stato eletto in sostegno al sindaco Antonio Mazzocchi, oggi attacca: “Si poteva evitare, come ho fatto notare più volte al primo cittadino. Sarebbe stato meglio fare meno feste e più prevenzione. Nella notte del disastro il sindaco non ha allertato i tecnici e non aveva predisposto un piano di evacuazione, con la conseguenza che la gente ha rischiato di perdere la vita”.

Non è però solo in montagna che si sono registrate certe mancanze. Anche a Roncaglia, frazione di Piacenza, la popolazione è rimasta isolata per quarantottore a causa della piena del fiume ma fino a pochi minuti prima nessuno sembrava essere stato informato: “Non ci hanno avvisato – ha detto la barista di Roncaglia – e quando è passato un signore che urlava di andarsene ormai era troppo tardi. Ho perso tutto”. Stessa ricostruzione di quei drammatici attimi anche da parte di padre e figlia, impegnati a liberare la propria abitazione dai detriti: “Nessuna comunicazione. Stavo guardando la televisione – ha spiegato la donna – e mi sono stupita che avessero staccato la luce. Dopo qualche minuto è arrivato in casa il fiume e si è allagato tutto, 60 centimetri d’acqua”. E ancora ha confermato la circostanza un altro commerciante: “E’ vero, nessuno ci ha avvisato, siamo stati presi alla sprovvista. Mio padre era nel bar ed è scappato quando ha visto l’acqua arrivare. Nel negozio sono entrati 30 centimetri d’acqua ma solo grazie alla porta che ha tenuto. Davanti passava un metro e mezzo di fango”.