Il nuovo Senato non dovrà essere eletto dai consigli regionali. Non dovrà essere eletto, punto e basta. A chiederlo sono i presidenti di Regione del Pd e tra questi il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte. Dentro la Camera delle autonomie che nascerà dovranno invece entrare loro stessi, i governatori. Per due motivi: “Altrimenti l’esito sarà che gli eletti risponderanno ai partiti” dice Chiamparino. Anzi, peggio: “E’ incentivo fortissimo – aggiunge poco dopo il presidente della Campania Vincenzo De Luca – a trasformismo e mercato politico o anche peggio”, con l’ingresso di “qualche pezzo di camorra democratica“. Invece il modello proposto da Chiamparino e De Luca, così come il collega della Toscana Enrico Rossi, è analogo al Bundesrat tedesco: una seconda Camera, cioè, composta dai presidenti di Regione e dai sindaci (o delle città capoluogo o delle città metropolitane). Tutt’e tre sono stati ascoltati in commissione Affari costituzionali del Senato, dov’è ripreso il dibattito sul disegno di legge sulle riforme. Detto in un inciso presidenti e sindaci conquisterebbero così una tutela che finora non hanno mai avuto: l’immunità dei parlamentari su misure cautelari e intercettazioni nelle inchieste. Un progetto, quello del Senato alla tedesca, che potrebbe piacere anche alla minoranza Pd: l’ex ministro Vannino Chiti, per dirne uno, è uno sponsor da anni.

Il Senato? Una conferenza Stato-regioni permanente
Tutti sostengono il superamento del bicameralismo perfetto, insomma, esattamente come il progetto del governo Renzi. Ma invece che un Senato composto da eletti dei consigli regionali, i presidenti propongono una trasformazione, in pratica, in una conferenza Stato-regioni permanente, eliminando così – spiega Chiamparino – “una delle iperboli burocratiche del nostro sistema”. “La presenza dei presidenti di Regione e dei sindaci delle aree metropolitane – dice Chiamparino – avvicinerebbe all’esigenza” di rappresentanza Senato degli esecutivi regionali, ferma restando una “rappresentanza delle minoranze”. Per contro, secondo il presidente del Piemonte, “la questione di fondo è distinguere tra il punto di vista dei territori e invece una rappresentanza del pluralismo politico locale che finirebbe per rispondere al pluralismo politico nazionale”.

Le critiche di Chiamparino si soffermano anche sui poteri assegnati alla futura Camera delle autonomie. Il testo del ddl, dice, “introduce un’asimmetria poco virtuosa, quando viene previsto che la potestà legislativa esclusiva sulle politiche attive del lavoro viene data allo Stato, lasciando però che la formazione professionale sia ripartita come materia concorrente”. Infine, sostiene Chiamparino, “varrebbe la pena trovare il modo per prevedere in Costituzione procedure di semplificazione dei processi di aggregazione tra Regioni”.

De Luca: “Criteri oggettivi, altrimenti sarà trasformismo o camorra”
D’accordo con Chiamparino è De Luca, per il quale i senatori dovrebbero essere scelti con “criteri oggettivi“: ad esempio, i presidenti dei consigli regionali. “Aprire invece una contrattazione nel Meridione sulla elezione libera dei senatori è incentivo fortissimo a trasformismo e mercato politico o anche peggio”, con l’ingresso di “qualche pezzo di camorra democratica”. Aiuterebbe a togliere dubbi sulla questione non fare accordi pre-elettorali con liste ispirate all’azione politica di Nick o’ americano, cioè l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, in carcere per concorso esterno in associazione camorristica.

Per il resto, aggiunge De Luca con il consueto linguaggio iperbolico, lui è “per l’abolizione, lo scioglimento, lo squagliamento del Senato”. Il presidente campano si dice “estremamente preoccupato” per la mancanza di criteri oggettivi di scelta dei senatori in rappresentanza di territori, “perché quanto accaduto per l’elezione dei presidenti delle province ha rappresentato un processo estremamente preoccupante di trasformismo politico. Sono per avere criteri oggettivi: ad esempio, viene a rappresentare la Regione il presidente della Regione e il più votato della minoranza. Se scriviamo che devono essere eletti 9 senatori in maniera libera, un sindaco senza specificare quale, non so dove andiamo a parare, non abbiamo né la rappresentanza delle istituzioni né dei territori ma di altre forze non raccomandabili e magari di qualche pezzo di camorra democratica”.

Rossi: “Presidenti e sindaci, tutti eletti”
Rossi invece è proprio per tornare indietro, al primo testo di riforma presentato dal governo (e poi corretto da Senato e Camera nel primo giro di esame parlamentare). Per il presidente della Toscana dovrebbero sedere a Palazzo Madama i presidenti di Regione e i sindaci delle città capoluogo “anche perché sono tutti eletti dai cittadini“. E’ giusto, per Rossi, che la riforma del bicameralismo perfetto “ridia ai territori una tribuna politica, che può essere quella del Senato, dentro la quale le Regioni possano intervenire nel dibattito politico nazionale”. Ma al contrario di Chiamparino per Rossi “bisogna assolutamente tenere in piedi la Conferenza Stato-Regioni. Il Senato, in una famiglia, sarebbe il salotto dove si discute e si prendono decisioni, la Conferenza è la cucina. Se togli un rapporto tra gli esecutivi per dividere i fondi e per stabilire una serie di cose indispensabili il sistema non funziona”.

Trattative nel Pd. “Fiducia? Nemmeno in Azerbaijian”
Intanto, in Parlamento, proseguono le trattative all’interno del Pd per ritrovare unità dopo la frattura tra la maggioranza renziana e la minoranza. Deputati e senatori democratici si sono riuniti in giornata con il ministro Maria Elena Boschi, la presidente della commissione Anna Finocchiaro e i capigruppo di Camera e Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda. Un incontro voluto da Matteo Renzi per avvicinare le posizioni. La vicesegretaria Debora Serracchiani ha ribadito che i voti alla fine ci saranno. Nel frattempo i giornali raccontano dell’ennesimo faccia a faccia tra l’altro vicesegretario democratico Lorenzo Guerini e il leader della minoranza, l’ex vicesegretario Pierluigi Bersani. Di certo, stando alle prese di posizione ufficiali del governo, non verrà posta la fiducia: “Non esiste al mondo che si possa mettere la fiducia su un articolo della Costituzione, nemmeno in Azerbaigian” dichiara il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti.

Una frase che rischia di diventare una scivolata, visti i buoni rapporti tra Italia e Azerbaijan. Anzi, le parole di Pizzetti vengono prese subito a pretesto per una polemica dal senatore della Lega Nord Sergio Divina, che è anche presidente dell’Interparlamentare Italia-Azerbaijian. Caso ha voluto che Divina, insieme ad altri parlamentari, sia nelle stesse ore in delegazione proprio a Baku. “La scivolata ‘incostituzionale’ di un membro del ‘sottogoverno’ nei riguardi di un paese amico come l’Azerbaijian – dice Divina – necessita di un chiarimento e di una smentita sia da parte di chi, sprovveduto, ha citato in modo improvvido il paese caucasico, sia da parte del governo italiano. Si consideri che il signor Pizzetti è un sottosegretario non mi sembra sia agli Affari Esteri”. Divina ricorda che “l’Azerbaijian ha una Costituzione dal 1918 e il voto alle donne dal 1921”.