Oltre 5mila chilometri di viaggio, passando dalle inospitali montagne del Caucaso e salendo a nord, attraversando la Russia, fino a Kirkenes, cittadina al confine norvegese e porta d’ingresso per l’Unione Europea e l’area Schengen. La rotta del Polo Nord è una delle nuove possibili opzioni che i rifugiati siriani hanno per fuggire dalla guerra e costruire il proprio futuro in Europa. Un viaggio lungo, faticoso e molto più costoso della rotta greca o del Mediterraneo ma che, con le coste libiche ormai diventate un cimitero e i Balcani trasformati in un grande campo profughi, permette ai migranti di arrivare direttamente in Nord Europa, la meta ambita da molti di loro.

Questo tragitto era stato pensato e percorso già nel 2013 da centinaia di siriani, ma la sua lunghezza, le condizioni proibitive durante i mesi invernali e i costi elevati hanno fatto sì che non diventasse mai una delle tratte principali tra quelle seguite dalle popolazioni in fuga. Oggi, però, mentre anche la Serbia con l’imminente conclusione del muro al confine con l’Ungheria rischia di diventare una destinazione senza via di uscita, tutte le alternative tornano ad essere prese in considerazione. Il primo pensiero di chi sogna l’Europa ed è arrivato al confine con la Repubblica magiara è stato passare dalla Croazia o dalla Romania, ma i confini difficili da attraversare a causa della presenza di numerosi fiumi e i rigidi controlli delle autorità, che schedano i migranti prendendo le impronte digitali, complicano i piani.

Thomas Pettersen, della polizia norvegese: “Parliamo di circa 20 persone al mese da un anno e mezzo. Qualcuno arriva in bicicletta”

Chi si appresta a partire, quindi, prende in considerazione anche la possibilità di questa nuova pista del Nord, nonostante tutte le difficoltà che comporta. Usciti dal Paese, i siriani devono passare per il Caucaso, regione montuosa difficile da attraversare e politicamente molto instabile, soprattutto al confine con la Russia. Entrati nel Paese sotto il controllo di Mosca, poi, ad attendere i migranti ci sono migliaia di chilometri da percorrere verso nord, fino al confine con la Norvegia, molto vicino al Circolo Polare Artico. L’obiettivo finale è la città di Kirkenes, primo avamposto norvegese e, per i rifugiati, traguardo finale per entrare in area Ue e Schengen. Passare il confine, inoltre, non sembra essere particolarmente difficile: “Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, che risale a circa un anno e mezzo fa”, ha raccontato al Guardian il sovrintendente Thomas Pettersen, uno dei pochi poliziotti di Kirkenes. “Si sta parlando di circa 20 persone al mese. Un paio di queste hanno cercato di varcare il confine in bicicletta, ma la maggior parte lo fa in auto. È relativamente semplice attraversare il confine: si presentano con un’auto russa e entrano in Norvegia”.

Per poter entrare nel Paese occorre quindi comprare una macchina, una spesa che la maggior parte dei migranti, ad esempio quelli che provengono da Afghanistan, Pakistan e dal resto dell’Asia Centrale, non possono permettersi. Una tratta d’élite, quindi, come quella di chi, dai porti turistici di Bodrum, in Turchia, attraversa il mare fino in Grecia nascosto dentro a yacht di lusso. Questo, unito alla difficoltà del viaggio, contribuisce a spiegare il basso numero di richieste di asilo che derivano da questa rotta: 133 nel 2015, secondo il quotidiano locale norvegese Sør-Varanger Avis. Ma il problema non è tale per la parte più benestante dei rifugiati siriani in fuga dalla guerra.

La rotta del Polo Nord non è del tutto nuova. Se si leggono i post di profili Facebook che aiutano i siriani a fuggire dal Paese ed entrare in Europa, si nota che questa tratta era stata sperimentata già due anni fa, nel 2013. Nei post si possono trovare anche i costi del viaggio, che arrivano a decine di migliaia di dollari. In uno dei contenuti pubblicati sul profilo si parla di “difficoltà ad attraversare il confine tra Russia e Norvegia”. Il consiglio: comprare una mongolfiera per 14mila dollari e sorvolare la frontiera.

Twitter: @GianniRosini

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