Ex comunista, anzi ex segretario del Pci a Livorno, per 7 anni, dal 1982 al 1989. Praticamente uno degli ultimi segretari cittadini prima della Bolognina. Ora Sergio Landi, 65 anni, ha accettato l’incarico di responsabile Sindacati e associazioni di categoria della Lega Nord nella città che dette i natali al comunismo italiano nel 1921. Il Carroccio ha rinnovato l’assetto organizzativo dopo il successo, alle Regionali, in Toscana (16%, dallo 0,7 del 2013) e anche a Livorno: è il terzo partito in città con il 13,7% dietro a Pd e Movimento Cinque Stelle. E in questo rinnovamento sono entrati ex berlusconiani “storici” della città, ma anche lui, l’ex comunista.

Dopo la svolta di Occhetto, Landi è stato iscritto al Pds (“mai però la tessera Ds”), ha sostenuto l’Ulivo e aderito all’associazione riformista LibertàEguale (il cui presidente nazionale è il viceministro dell’Economia Enrico Morando). Ha poi aderito al Partito democratico, sempre con spirito critico tanto che nel 2012 ha partecipato anche ad alcune riunioni del M5s. Nel 2014, infine, il sostegno al Pd renziano, finito con l’addio e l’approdo verso l’altro Matteo, Salvini. Landi si sente deluso da Renzi soprattutto per “l’incapacità di affrontare il problema dell’illegalità collegata al tema dell’immigrazione clandestina. Il Pci sosteneva che ai poveri del Terzo mondo si dovesse insegnare a pescare. Oggi regaliamo vitto e alloggio. E’ solo carità”. E’ la fine del mito di Livorno la rossa, accogliente, ex porto franco, crocevia di popoli? “Ormai è una grande suggestione, Livorno era accogliente anche perché tenevano anche tessuto sociale e legalità”.

Landi, dal Pd alla Lega Nord: folgorato da Salvini?
E’ stato un processo lento ma intenso. Alle elezioni comunali e europee del 2014 ho votato Pd pur non avendo rinnovato la tessera. Credevo che Renzi fosse in grado di dare risposte al Paese, mi sbagliavo. A deludermi è stato soprattutto l’incapacità di affrontare il problema dell’illegalità che poi è collegato al tema dell’immigrazione clandestina. E il semestre europeo è stato un fallimento.

Attratto dalla Lega di Salvini ma non da quella di Bossi?
La nuova Lega mi piace perché ha una visione nazionale e non di parte. Bossi non l’ho mai votato.

Alle elezioni regionali in Toscana dello scorso maggio la Lega è risultata il secondo partito più votato. Non è che vuol salire anche lei sul carro del vincitore?
Non voglio peccare di presunzione, ma credo di aver contribuito anch’io alla costruzione di questo carro: dal 2014 al 2015 la Lega è passata in città dai 1500 ai 7660 voti. La metà dei 6mila voti in più arrivano dalla sinistra: la Lega ha fatto breccia nel cuore dei ceti popolari e anche nelle classi medie.

Il Pci, di cui lei è stato segretario per 7 anni, è stato simbolo di accoglienza e apertura nei confronti dei più deboli. Adesso lei aderisce alla Lega: ha cambiato ideali?
La sua premessa è sbagliata. Il Pci, in prima linea per favorire l’emancipazione dalle povertà, sosteneva che ai poveri del Terzo mondo si dovesse insegnare a pescare e non semplicemente regalare loro del pesce. Oggi avviene il contrario: agli immigrati regaliamo vitto, alloggio e magari anche uno smartphone. Altro che emancipazione, è solo carità.

Vuol dire che i suoi ideali son rimasti gli stessi e che è la sinistra a aver sbagliato strada?
Esatto, i miei ideali continuano a essere legalità, sicurezza e lavoro. E’ questa pseudosinistra terzomondista da salotto a aver cambiato bandiera. Il Pci sulla legalità non scherzava.

Nel 2012 c’è stato anche un “flirt” con il M5S…
Nessun flirt, per 4 mesi ho partecipato agli incontri grillini perché volevo capire meglio le loro idee. Ho incontrato ragazzi preparati e perbene, ma non ho mai votato il M5S: la loro politica a livello nazionale è umorale e indefinita.

Che giudizio dà del primo anno di mandato della giunta Nogarin?
Il M5S ha ereditato una situazione pesante. L’amministrazione comunale non ha però ancora intrapreso la rotta del cambiamento: non ho ancora capito se sia dovuto all’inesperienza o alla mancanza di idee.

Possiamo ancora parlare di Livorno e della Toscana come terre dell’accoglienza? Le parole “incendiarie” della Lega non contribuiscono a alimentare tensioni nei confronti di profughi o clandestini?
Su questa storia della Livorno cosmopolita ci sarebbe da parlare molto, è una grande suggestione. Nella Livorno accogliente legalità e tessuto civile erano difesi strenuamente. E’ vero, negli ultimi anni le tensioni sono aumentate, ma è così un po’ ovunque. Il motivo? Non c’è più tenuta del tessuto sociale e della legalità. Quando si arriva a picchiare un capotreno perché si è senza biglietto significa che siamo arrivati ai minimi elementi di civiltà.

Di chi è la colpa?
E’ un problema nazionale, attorno al solidarismo dell’immigrazione c’è un diffuso affarismo che riguarda un po’ di sinistra e un po’ di cattolicesimo caritatevole. Guardiamo cos’è successo con il Cara di Mineo. E il duo Renzi-Alfano sta a guardare.

Quando Salvini parla di “ruspe” sui campi rom non contribuisce a incendiare gli animi?
Ognuno ha stili e toni propri, fa parte della battaglia politica. E’ una provocazione che però fa capire bene il messaggio: i campi rom sono un ricettacolo di tutto, non possiamo farli moltiplicare. Le persone sostengono Salvini anche perché lancia messaggi chiari e semplici.

Non c’è il rischio di banalizzare problematiche serie?
Le questioni vanno ridotte alla loro semplicità, chi non lo fa in realtà vuole soltanto nascondersi perché non è in grado di risolvere il problema.